Recentemente Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno pubblicato i bilanci del terzo trimestre del 2008. I conti economici dei primi 9 mesi dell' anno di banche ed assicurazioni, nonostante la crisi, sono stati positivi. Unicredit nel terzo trimestre del 2008 ha avuto un reddito netto di 551 milioni di euro, il conto economico di Intesa Sanpaolo si è chiuso con un reddito netto pari a 673 milioni di euro.
L'amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, commentava così il bilancio il 13 novembre: "i conti sono buoni" e "il conto economico è solido". "Per il 2008 il cda ha stabilito di non distribuire dividendi nel 2009, ma non è escluso che possa esserci un dividendo in azioni". Passera continua poi sottolineando che si è trattato di una "scelta di prudenza che verrà premiata".
Ma siamo sicuri che i conti delle banche siano veramente positivi?
La recente crisi finanziaria sta creando numerose preoccupazioni per le imprese, soprattutto a causa delle ricadute sull’economia reale e sul finanziamento di nuovi investimenti. I continui ribassi dei mercati borsistici e la situazione di illiquidità che si è generata in alcuni segmenti del mercato (come quello delle obbligazioni cadute in ‘disgrazia’ come i bond Lehman Brothers, o quello degli ABS, asset backed securities, ovvero gli ormai famigerati titoli ‘tossici’ come credit default swap e collateralized debt obligations aventi come sottostante crediti non più esigibili) stanno inoltre penalizzando i bilanci delle imprese, a causa delle normative IAS per la contabilità che impongono la contabilizzazione del valore dei titoli finanziari in portafoglio nell’Attivo di Stato Patrimoniale con il metodo del fair value, ovvero del valore di mercato stimabile. Normative entrate in vigore ormai da alcuni anni, la cui adozione è obbligatoria per le società quotate in Borsa e per i gruppi finanziari.
Ma come è possibile stimare il valore di mercato per titoli, fra cui molti derivati, che ad oggi nessuno è più disposto a prezzare o che addirittura non hanno più un mercato? Secondo studi del Politecnico di Milano l’applicazione del fair value ai bilanci 2008 delle società finanziarie, bancarie e assicurative italiane quotate in Borsa potrebbe generare svalutazioni per centinaia di milioni di euro legate ai ‘titoli tossici’ direttamente o indirettamente posseduti in portafoglio. Ciò avrebbe costretto le società stesse a drastiche rettifiche del valore di titoli contabilizzati nel 2007 a valori molto più alti, quando la crisi finanziaria non era ancora scoppiata. Ne sarebbero derivate enormi minusvalenze e conti pesantemente in rosso. Una vera e propria doccia fredda, decisamente inopportuna in un momento di difficoltà dei mercati borsistici e di allarme per tutto il sistema bancario.
Per questo motivo il 13 ottobre il comitato IASB (che emana le direttive di applicazione in Europa dei sistemi contabili internazionali IAS) ha emendato lo IAS 39, introducendo deroghe permanenti all’applicazione del fair value. Il provvedimento consente di riclassificare le attività finanziarie detenute in portafoglio (con la sola esclusione dei derivati) prevedendo la contabilizzazione al costo storico o al costo ammortizzato.
Eccezionalmente questa deroga è retroattiva al 1° luglio 2008 per rendere operante il principio già dalla terza trimestrale 2008; la deroga approvata dalla Commissione europea, consente cioè di fermare al 1° luglio e non al prezzo attuale la valutazione degli asset, o addirittura di valorizzare gli asset ad un valore ovviamente inferiore rispetto a quello di acquisto, ma scelto della società. Questa deroga inserita nello IAS 39 è in ogni caso una facoltà lasciata alle imprese; l' eventuale riclassificazione dovrà però essere segnalata nella nota integrativa di bilancio.
La modifica dei principi contabili internazionali IAS ha permesso a molte società e soprattutto banche e assicurazioni italiane di contenere le perdite di conto economico per diversi milioni di euro, come si legge chiaramente dalle relazioni di accompagnamento dei Bilanci dei primi 9 mesi del 2008. Dato che la norma di modifica dei principi contabili prevede l'obbligo per le società di comunicare il reale impatto a bilancio della riclassificazione contabile guardiamo come sarebbero stati i conti economici di alcune banche se avessero adeguato al valore di mercato tutti gli strumenti finanziari (azioni, bond, certificati, ecc) in portafoglio.
Bilancio 2008 Intesa SanPaolo
La banca guidata da Corrado Passera ha comunicato un utile netto trimestrale di 673 milioni di euro da 1,46 miliardi del 2007. L'utile lordo è sceso a 1,432 miliardi (-26%) e il risultato operativo si è assestato a 2,226 miliardi (-4,1%). Banca Intesa, sulla base dei prezzi al primo luglio 2008, ha effettuato una riclassificazione di attività finanziarie da negoziazione per circa 4,2 miliardi di euro. Senza questa modifica contabile, Intesa avrebbe registrato un impatto negativo dell'attività di negoziazione per 141 milioni di euro, con la conseguenza che il risultato da trading sarebbe stato ben inferiore ai 329 milioni annunciati. Altri 212 milioni di impatto negativo sull'utile lordo annunciato (1,432 miliardi) si sarebbe verificato senza la riclassificazione di 6 miliardi di attività disponibili alla vendita. L'utile quindi sarebbe stato di soli 200 milioni, un terzo dei dei 673 milioni annunciati.
Bilancio 2008 Unicredit
L'istituto di Piazza Cordusio ha annunciato i dati trimestrali, che si sono chiusi con un utile netto di 551 milioni di euro, in calo del 54,2% rispetto allo stesso periodo 2007, un margine di intermediazione di 6,746 miliardi (-1,5%), un risultato operativo di 2,589 miliardi (-8%) e un utile lordo di 1,116 miliardi, in flessione del 46,7%. Risultati migliori delle attese degli analisti, ma anche qui il ritocco contabile è rilevante. L'impatto positivo a livello di utile lordo, infatti, è stato pari a 856 milioni di euro, senza questo intervento Unicredit avrebbe chiuso il trimestre con un risultato netto in rosso per circa 90 milioni di euro.
Monte dei Paschi di Siena ha riclassificato circa il 12% dei suoi asset per circa 3,4 miliardi di euro, chiudendo il conto economico con utile netto di 118 milioni.
Diversa, invece, la scelta della Banca Popolare di Milano e di Ubi Banca, che hanno deciso di non ricorrere alla riclassificazione degli asset. La banca guidata da Roberto Mazzotta ha chiuso il terzo trimestre 2008 con un utile netto di 15,8 milioni di euro, in calo del 76,4% sul 2007; ad incidere sul risultato netto è stata la perdita da trading, pari a 11 milioni di euro, contro attese di un utile superiore ai 20 milioni di euro. Ubi Banca, invece, ha registrato un utile netto nel trimestre di 100 milioni di euro (-38,6%), penalizzata per circa 67 milioni di euro da perdite da trading.