Il Congresso Americano indaga. Perchè le grandi banche d'affari avevano predetto un rialzo inarrestabile per le quotazioni del petrolio e invece abbiamo assistito, negli ultimi 3 mesi, ad un crollo quasi verticale? Questa la domanda che si pongono negli States. In maggio Goldman Sachs vedeva il petrolio sopra i 200 dollari al barile. Quanto??? 200 $/bar. A Luglio era però intervenuta Jp Morgan, stimando per la fine del 2008 prezzi inferiori ma comunque superiori a 110 dollari.
"La colpa" o "il merito" dell'aumento delle quotazioni era dei Paesi emergenti, con in testa India e Cina, che necessitavano di sempre più carburante. Questo era quello che si diceva, ma in realtà vi erano altri fattori che alimentavano il rialzo, in primis la speculazione e poi un dollaro sempre più debole. Sulla debolezza del dollaro vi consiglio di leggere questo articolo su cos'è il carry trade e questo sulla speculazione degli hedge fund e sull'importanza che questi rivestono nel determinare l'andamento delle valute, infatti si può affermare che i fondi di investimento con la pratica del carry trade hanno gettato benzina sul fuoco, favorendo il rialzo dell'euro contro il dollaro. Anche il dollaro quindi era in preda alla speculazione.Il primo a parlare dei 200 $/bar fu il presidente dell'Opec, l'algerino Khelil: più che una previsione, sembra un augurio, essendo questo era un osservatore più che interessato.
Ma in luglio, dopo aver sfiorato i 150 dollari il petrolio ha iniziato a scendere fino ai 61 $/bar di questi giorni, un crollo del 59%, che si spiega soltanto guardando la situazione in ottica speculativa. Ma come è possibile che la speculazione abbia inciso in maniera così rilevante?
La risposta sta in un evidente conflitto di interessi, un market abuse. Dobbiamo infatti sapere che Goldman Sach gestisce il GSCI, ossia l’indice dei prezzi delle materie prime più utilizzato al mondo, dove il petrolio ha un "peso" spropositato, e ha anche contribuito a far nascere il London ICE Futures Exchange.
L’ICE, dal gennaio 2006, è stato esentato dall’amministrazione Bush dal rispeto delle già lievissime regole vigenti in USA. L’organo di controllo sui futures americani, la Commodities Futures Trading Commission, non ha, infatti, alcun accesso ai dati degli scambi dell’ICE di Londra, nonostante 2 inchieste del Congresso USA avessero appurato che l'ICE di Londra ed i suoi contratti sui futures fossero la causa degli improvvisi rincari del greggio. Il rapporto del senato statunitense, già nel 2006 avevo scritto: «Ci sono là pochi gestori di fondi che sono maestri nello sfruttare le teorie sul picco petrolifero e facendo audaci previsioni di straordinari rincari imminenti, essi gettano benzina sul fuoco rialzista in una sorta di profezie auto-avverantisi».
Goldman Sach si è quindi data i mezzi per manipolare al rialzo i prezzi del petrolio, e lo sta facendo con grande zelo. Ma cosa succede di preciso nelle stanze del London ICE Futures Exchange?
Al suo interno ogni giorno vengono scambiati 1 miliardo di barili rispetto ai circa 200 milioni in circolazione. Barili di carta? Ebbene sì. Infatti, manipolare i rincari attraverso i futures è facilissimo, perchè all’ ICE si può comprare sulla carta una partita di petrolio ad una data stabilita, versando in anticipo solo il 6% del prezzo. Con un margine così lieve, gli speculatori hanno in mano una leva moltiplicatrice da 16 ad 1. Rischiando mille dollari, generano una domanda di 16 mila dollari di petrolio. E ovvio poi che, se invece di chiamarci Mr Rossi, ci chiamiamo Goldman Sach non "rischiamo" 1000 $ ma cifre più importanti, generando in questo modo un'abbondante domanda fittizzia.
Era ovvio che prima o poi la bolla dovesse esplodere. Ma non aspettatevi che le banche d'affari siano state trovate impreparate, sicuramente dopo aver chiuso le posizioni si saranno messi al ribasso.
E ora cosa ci aspetta? 60 dollari sono un prezzo sostenibile?
Fare previsioni è molto difficile, non escludo che se la recessione continuerà, il calo della domanda potrebbe spingere ancora più giù i corsi. Comunque da quello che si può notare dal grafico degli ultimi giorni sembra in una fase di accumulazione/distribuzione tra 60 e 70 dollari, non dimentichiamoci che la discesa è stata veramente violenta e che un possibile rimbalzo ci può anche stare. Situazione difficile quindi, staremo a vedere da che parte romperà il rettangolo e cosa farà.