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Cos' è il panic selling?

Di panic selling si sente spesso parlare quando tornati a casa vediamo gli indici di borsa che hanno perso il 10%.
Ma cos' è veramente il panic selling?
Se domattina tutti noi andassimo in banca, poco importa che si tratti di Unicredit o Intesa Sanpaolo, e chiedessimo di ritirare subito, in contanti, tutti i nostri soldi, cosa accadrebbe? La nostra banca, per solida che fosse, nonostante abbia i conti positivi, grazie anche alla modifica dei principi contabili Ias39, non riuscirebbe ad accontentare tutti. In alternativa per trovare i contanti per liquidare tutti i conti, dovrebbe vendere i titoli nei quali ha investito i nostri soldi. Il problema è che dovrebbe venderne così tanti da far crollare il prezzo di quelle azioni, e noi porteremmo a casa la metà del valore depositato, a dire tanto. Questo è il famoso panic selling, termine inglese che indica una vendita a tutti i costi di azioni o obbligazioni.
Ecco il pericolo, ecco il fenomeno disastroso che i banchieri più avveduti temono: il “panic-selling”, le vendite parossistiche, quelle del “si salvi chi può”. Così come accadde nella crisi del 1929. La corsa agli sportelli, quella di qualche mese fa a Londra, quando si seppe che la Northern Rock stava per fallire e tutti i correntisti si precipitarono alle filiali per ritirare i quattrini, finendo col trovarle chiuse fino a quando il Tesoro britannico non intervenne a tappare il buco con milioni di sterline.

Chi conosce la realtà del mercato finanziario non giustifica, nonostante la crisi, questa possibile corsa alla liquidazione dei titoli e al recupero dei contanti, dato che chi ci provasse oggi ne uscirebbe con forti perdite. Lasciarsi prendere dal panico ora significa solo nuocere ai propri interessi. Questo perchè il prezzo di ogni bene è dato dall’equilibrio tra domanda e offerta. Non c’è nessun valore “vero” in assoluto; durante la guerra la polvere di piselli valeva quanto l’oro, perché mangiarla poteva significare salvarsi la vita mentre un lingotto non era commestibile. Chiaro. Ma cosa c’entra con la crisi dei mercati?
C’entra. Noi sappiamo che i più importanti nomi della finanza americana hanno spacciato nel mondo una “bolla” di titoli-spazzatura che ha oggi un valore nominale pari a quasi 600 mila miliardi di dollari, 15 volte il Pil del pianeta.

Inoltre il debito privato accumulato dalle banche americane emmettendo questi titoli spazzatura è stato fatto comprare a milioni e milioni di investitori, dal signor Rossi al comune di Milano, ignari della loro pessima qualità. Ora se anche solo uno di questi investitori su quindici rivolesse indietro i suoi soldi oggi, nessuno potrebbe mai ripagarlo, perché nessuno troverebbe danaro pari al Pil annuale del mondo. Se invece nessuno vende, col tempo anche quella mostruosa sproporzione tra economia reale (il Pil del mondo) e valore nominale dei titoli in circolazione tenderà a ridimensionarsi e soprattutto chi venderà i suoi titoli sarà compensato da nuovi acquirenti.
Che fare, quindi? Stare fermi. La percentuale, anche indiretta, di contaminazione del nostro sistema finanziario dai virus dei derivati americani è davvero minima. Ma attenzione: tutti corrono un rischio gravissimo di impoverimento se, anziché tranquillizzarsi e attendere che passi la tempesta, i risparmiatori scaraventeranno sul mercato i loro risparmi, titoli buoni con titoli meno buoni. Forse a venderli riusciranno: ma sarà una svendita. Appunto, il “panic selling”.

Oltretutto se la banca fallisce cosa succede?
In italia la liquidità in giacenza sul conto corrente è tutelata fino a 103 mila euro per nominativo, se avete un conto cointestato quindi la cifra raddoppia, grazie al Fondo di garanzia interbancario. Una cifra alta, che ha permesso all' Italia di posizionarsi fra i paesi più "garantisti", anche se recentemente è stata superata da altri paesi come l' Irlanda, che hanno dovuto correre ai ripari per evitare il panico tra i risparmiatori.

E' doveroso però chiedersi cosa succede se, concretamente, una banca ha una crisi di liquidità e non è più in grado di restituire, a semplice richiesta, i depositi dei suoi correntisti. Concretamente solo il 20% dei 103 mila euro deve essere messa a disposizione dal Fondo interbancario entro 3 mesi. I mesi possono arrivare a 9, nel caso di situazioni eccezzionali e previa autorizzazione da parte della Banca D'Italia.
Il resto, ovvero l'80 % dei 103 mila euro, viene liquidato solo quando comincia la liquidazione della banca, con tempi che quindi si allungano. Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ha liquidità disponibile, una volta termina questa liquidità di fatto il fondo di garanzia cesserà di esistere. Ma quanto è grande questa liquidità?
Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate, cioè dell'intero sistema bancario. Per esaurire la liquidità quindi è sufficente che falliscano una o più banche i cui conti correnti corrispondano a più dello 0.8% di tutti i conti correnti italiani.

Un motivo in più quindi per starsene buoni, senza correre in banca a scatenare il panic selling.

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