Di seguito l' elenco delle banche americane fallite dal II semestre 2007 ad oggi, 27 dicembre 2008. Attualmente i fallimenti nelle banche americane ammontano a 28. Tra le tante spiccano Lehman Brothers e Washington Mutual, ma l' elenco è lungo. Il periodo peggiore è stato il secondo semestre del 2008.
II semestre 2007 2 fallimenti
NetBank of Alpharetta - 28 settembre 2007
Miami Valley Bank - 4 ottobre 2007
I semestre 2008 5 fallimenti
Douglass National Bank - 25 Gennaio 2008
Hume Bank - 7 marzo 2008
ANB Financial - 9 maggio 2008
First Integrity Bank - 30 maggio 2008
IndyMac Bank - 11 giugno 2008
II semestre 2008 21 fallimenti
First Heritage Bank, First National Bank of Nevada - 25 luglio 2008
First Priority Bank - 1 agosto 2008
The Columbian Bank and Trust - 22 agosto 2008
Integrity Bank - 29 agosto 2008
Silver State Bank - 5 settembre 2008
Lehman Brothers - 16 settembre 2008
Ameribank - 19 ettembre 2008
Washington Mutual Bank - 25 settembre 2008
Meridian Bank, Main Street Bank - 10 ottobre 2008
Alpha Bank & Trust - 24 ottobre 2008
Freedom Bank - 31 ottobre 2008
Security Pacific Bank, Franklin Bank - 7 novembre 2008
The Community Bank, Downey Savings and Loan, PFF Bank and Trust - 21 novembre 2008
First Georgia Community Bank - 5 dicembre 2008
Sanderson State Bank, Haven Trust Bank - 12 dicembre 2008
I semestre 2009 2 fallimenti
Bank of Clark County, National Bank of Commerce- 16 gennaio 2009
Banche Usa Fallite
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Caro mutui, le iniziative delle banche
Con l' inizio del 2009 partiranno diverse iniziative conto il caro mutui. L' obbiettivo è quello di venire incontro alle famiglie italiane sempre più in difficoltà. Del decreto anticrisi che pone, per il 2009, un tetto massimo del 4% all' interesse netto sui mutui a tasso variabile abbiamo già parlato. Oggi vediamo altre due iniziative contro il caro mutui proposte rispettivamente da Unicredit e da Monte Paschi di Siena.
Con Insieme 2009, Unicredit offre la possibilità di sospendere gratuitamente per un massimo di 12 mesi il pagamento della rata. L' iniziativa è rivolta a tutte quelle famiglie in difficoltà a causa di possibili eventi straordinari quali la perdita del lavoro, la cassa integrazione, il divorzio o il decesso di uno degli intestatari. A usufruirne saranno le famiglie con minor reddito, fino a 25 mila euro lordi che potranno così saltare le rate per un anno, posticipando i pagamenti alla scadenza del mutuo senza costi notarili o amministrativi addizionali.
La domanda di adesione al programma Insieme 2009 dovrà essere presentata entro la fine del secondo mese solare successivo all’ evento straordinario di cui sopra. Il programma ha validità dal 1/10/08 al 31/12/09 . Esempio: Evento accaduto il 20/11/2008, presentazione domanda di adesione entro il 31/01/2009, periodo di sospensione delle rate di mutuo da febbraio 2009 fino a massimo gennaio 2010.
Il limite di reddito non lo pone invece la banca Montepaschi di Siena. Dai primi del 2009 la banca senese offrirà indistintamente a tutte le famiglie con un mutuo per acquisto e ristrutturazione della prima casa la possibità di sospendere, senza costi addizionali, il pagamento delle rate in scadenza nel 2009 o in alternativa il versamento della sola quota interessi. Questa facoltà verrà offerta da Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Toscana e Banca Antonveneta a chi evidenzierà difficoltà a pagare le rate.
Inoltre per fronteggiare i rischi derivanti dalla perdita del posto di lavoro, il Gruppo Montepaschi lancerà una polizza di protezione che consentirà ai clienti mutuatari, nel caso in cui perdano il posto di lavoro, di ottenere il rimborso delle rate fino ad un massimo di 12 mensilità.
Truffa da 50 miliardi per l' hedge fund di Madoff
Per quasi 50 anni Bernard Madoff, ex presidente del Nasdaq, ha gestito la sua attività di brokeraggio a New York. Questo fino all' alba di giovedì, quando gli agenti FBI sono entrati nel suo appartamento per arrestarlo. Il motivo? Un buco di almeno 50 miliardi di dollari. La sua attività di investment advisory era «una gigantesca bugia» dietro la quale si nascondeva la più classica delle truffe, la catena di Sant' Antonio meglio conosciuta negli Usa come il Ponzi scheme.
La Bernard Madoff Investment Securities, società di Madoff, faceva leva su una solida reputazione costruita a partire dal 1960 quando, Bernie, un ex bagnino, si era lanciato nell'attività di brokeraggio. La società andava a gonfie vele, tanto che la BMSI è arrivata a occupare centinaia di trader, mentre Bernard Madoff aveva saputo ritagliarsi un ruolo di spicco nella comunità finanziaria, diventando anche presidente del Nasdaq. L'attività della sua casa di brokeraggio spaziava dall'attività di negoziazione titoli, fino allo sviluppo di piattaforme elettroniche di trading online per azioni e derivati. I guai sono arrivati dopo, quando il broker, contando sulla sua buona reputazione, decise di aprire un suo Hedge Fund.
La puntualità dell' hedge fund di Madoff nei rimborsi era leggendaria, almeno fino a quando, negli ultimi giorni, le richieste di rimborsi sono salite a 7 miliardi di dollari. Così all' inizio di dicembre, pressato da 7 miliardi di riscatti, Madoff ha deciso di gettare la spugna. Fino ad allora aveva garantito alti ritorni agli investitori grazie alle somme versate dai nuovi clienti, in coda per aver accesso ai suoi prodotti, leggendari per una stabilità dei ritorni intorno al 10% annuo. Finchè le nuove sottoscrizioni superavano le richieste di rimborso tutto è filato liscio, ma la crisi finanziaria ha fatto saltare il gioco. In caso di condanna, Madoff rischia fino a 20 anni di carcere.
La domanda a questo punto è chiara: Maxam e altre centinaia di investitori che come lui avevano recuperato i fondi prima del fallimento, possono star tranquilli o dovranno restituire i loro rimborsi? Pare che non ci siano dubbi: chi ha ottenuto rimborsi dopo che Madoff era tecnicamente fallito dovrà quasi certamente restituirli. La legge americana infatti prevede il recupero di fondi erogati da una istituzione finanziaria dopo il fallimento "tecnico" per proteggere gli altri investitori. Se ad esempio un investitore aveva dato 100 milioni a Madoff cinque anni fa, ne ottiene in restituzione oggi circa 200 grazie a un ritorno composto medio del 10% all'anno. In realtà i 100 milioni originari erano stati investiti male e si erano ridotti, quindi essi dovranno restituire i 100 milioni di capital gain più gli altri persi per la cattiva gestione.
Gli investigatori dovranno ricostruire il momento preciso del fallimento tecnico di Madoff e riallocare le perdite, andando a chiedere quattrini a chi li aveva incassati magari anni prima. Per questo le ramificazioni di questo fallimento saranno catastrofiche. Si partirà sul piano degli investimenti privati, ma le conseguenze saranno anche sistemiche: chi ha perso i soldi con Madoff e dovrà far fronte a pagamenti avrà due possibilità: dovrà dichiarare fallimento e dovrà prelevare soldi da altri fondi che si troveranno a loro volta in difficoltà. Per questo, e per l'improvvisa paura che oltre al mercato debolissimo vi sia il rischio di truffe, l'intero settore dei fondi hedge, già debole, oggi è ad altissimo rischio sul piano sistemico. Decine di studi legali a New York sono stati mobilitati per procedere al recupero crediti. Ma c'è addirittura chi teme la vendetta fisica: si dice che molti investitori fossero sudamericani e colombiani.
Quali e in che modo sono esposte le banche italiane ed europee?
Unicredit ha comunicato di avere un'esposizione propria di circa 75 milioni di euro. Relativamente alla divisione di asset management Pioneer Investments UniCredit conferma che alcuni fondi della sua unità dedicata agli investimenti alternativi sono esposti a Madoff indirettamente tramite feeder funds. Questi ultimi «non sono tuttavia presenti in alcun portafoglio dei fondi di fondi hedge di diritto italiano». Pertanto, «l'esposizione dei clienti italiani è pari a zero». Per il Banco Popolare, la controllata Aletti Gestielle sarebbe tra i clienti di Ubion Bancaire Privèe, gruppo tra i più esposti in Europa sugli strumenti del fondo Madoff. Il fallimento del Fondo Madoff comporterà una perdita massima, per il Banco Popolare, non superiore a 8 milioni di euro. La perdita massima sui fondi distribuiti alla clientela istituzionale e private ammonta a circa 60 milioni. Generali non ha alcuna esposizione.
Tra le banche europee coinvolte troviamo Santander, Bnp Paribas ed Rbs. Per la britannica Royal Bank of Scotland le perdite potenziali ammontano a 400 milioni sterline, 450 milioni di euro. La spagnola Santander, con il suo hedge fund Optimal, è esposta per ben 2,33 miliardi di euro. La francese Bnp Paribas annuncia possibili perdite per 350 milioni di euro. Il gruppo britannico Hsbc, secondo il Financial Times, potrebbe accusare perdite per oltre un miliardo di dollari.
Queste potenziali perdite denunciate degli istituti di credito fanno temere un quarto trimestre più difficile del previsto per le banche. Business Weak: «Ci aspettiamo ulteriori svalutazioni nel quarto trimestre», e saranno le banche «più piccole a soffrire di più».
Intato le autorità statunitensi hanno annunciato la messa in liquidazione della società di Madoff, avvertendo gli investitori di non farsi illusioni sull'ammontare delle somme che possono essere recuperate. La Sipc, Securities investor protection corporation, un organismo incaricato di proteggere gli interessi degli investitori clienti di società di mediazione. Il massimo recuperabile, secondo lo statuto della Sipc, ammonta a 500.000 dollari.
Mutui al 4% col decreto anticrisi. Quanto si risparmierà?
Quanto si potrà risparmiare sulla rata del mutuo con il Decreto anticrisi? A chiederselo sono molte famiglie italiane alle prese con un mutuo a tasso variabile. Rispondere non è così semplice perchè ogni prestito è diverso, a seconda del momento in cui è stato stipulato, della durata e del tasso d' interesse applicato dalle banche. Intanto è bene sapere cosa prevede il decreto anticrisi. Il provvedimento riguarda esclusivamente i mutui a tasso variabile per l'acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell' abitazione principale, sottoscritti entro il 31 ottobre 2008. Anche per la surroga il termine ultimo per rientrare nel dl è il 31 ottobre 2008. Il decreto legge prevede che per tali mutui le rate variabili per il 2009 non potranno superare il 4% comprensivo dello spread applicato dalla banca, dell' eventuale eccedenza si farà carico lo Stato. Nessun cambiamento o agevolazione invece per quanto riguarda i mutui a tasso fisso e i mutui sottoscritti per altre motivazioni.
Facciamo un esempio per capire quanto si risparmierà
Prendendo in considerazione un finanziamento da 100mila euro stipulato nel settembre 2005 al tasso Euribor 3 mesi maggiorato di uno spread dell'1,1%, se applichiamo il tasso massimo del 4%, dato che il resto è a carico dello stato, la rata di gennaio di un mutuo ventennale sarebbe di 613 euro invece che dei 676 euro pagati in novembre. Un risparmio quasi del 10%, ma che si riduce al 4,2% se la durata del prestito scende a 10 anni. Non scordiamoci però che il trend in calo dell' euribor a cui continueremo ad assistere nel 2009 potrebbe rendere inesistente l' intervento del Governo, o limitato esclusivamente per i mutui con rate trimestrali o semestrali con un alto spread solo per la prima parte del 2009. Notate infatti il tasso euriobor, in data 7 gennaio 2009: l' euribor a un mese è sceso al 2,48%, 2,76% per quello a 3 mesi e infine l' euribor a 6 mesi arrivato al 2,85%.
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Come già detto i vantaggi non valgono per tutti i mutui variabili, il tetto del 4% si applica soltanto a quei prestiti che al momento della sottoscrizione avevano un tasso di interesse, comprensivo dello spread applicato dalla banca, inferiore a tale soglia. Per questo le famiglie che godranno del tetto del 4% saranno quelle che hanno acceso un prestito tra il 2003 e la metà del 2006. Per gli altri, che al momento della stipula pagavano già un interesse superiore al 4%, il limite oltre il quale lo Stato si accolla l' eventuale eccedenza è stabilito dal tasso di interesse pagato all' epoca della prima rata.
Dato che si è fatto un gran parlare del dl sui mutui, ma non è ancora entrato in vigore, in molti è nato il dubbio: Ma ci sarà o no questo aiuto sulle rate? Ho scritto un articolo apposito sui Ritardi e tempi di applicazione degli interessi al 4% sui mutui. Vi raccomando la lettura dello stesso. Per qualunque dubbio sono sempre a vostra disposizione.
Cos' è il panic selling?
Di panic selling si sente spesso parlare quando tornati a casa vediamo gli indici di borsa che hanno perso il 10%.
Ma cos' è veramente il panic selling?
Se domattina tutti noi andassimo in banca, poco importa che si tratti di Unicredit o Intesa Sanpaolo, e chiedessimo di ritirare subito, in contanti, tutti i nostri soldi, cosa accadrebbe? La nostra banca, per solida che fosse, nonostante abbia i conti positivi, grazie anche alla modifica dei principi contabili Ias39, non riuscirebbe ad accontentare tutti. In alternativa per trovare i contanti per liquidare tutti i conti, dovrebbe vendere i titoli nei quali ha investito i nostri soldi. Il problema è che dovrebbe venderne così tanti da far crollare il prezzo di quelle azioni, e noi porteremmo a casa la metà del valore depositato, a dire tanto. Questo è il famoso panic selling, termine inglese che indica una vendita a tutti i costi di azioni o obbligazioni.
Ecco il pericolo, ecco il fenomeno disastroso che i banchieri più avveduti temono: il “panic-selling”, le vendite parossistiche, quelle del “si salvi chi può”. Così come accadde nella crisi del 1929. La corsa agli sportelli, quella di qualche mese fa a Londra, quando si seppe che la Northern Rock stava per fallire e tutti i correntisti si precipitarono alle filiali per ritirare i quattrini, finendo col trovarle chiuse fino a quando il Tesoro britannico non intervenne a tappare il buco con milioni di sterline.
Chi conosce la realtà del mercato finanziario non giustifica, nonostante la crisi, questa possibile corsa alla liquidazione dei titoli e al recupero dei contanti, dato che chi ci provasse oggi ne uscirebbe con forti perdite. Lasciarsi prendere dal panico ora significa solo nuocere ai propri interessi. Questo perchè il prezzo di ogni bene è dato dall’equilibrio tra domanda e offerta. Non c’è nessun valore “vero” in assoluto; durante la guerra la polvere di piselli valeva quanto l’oro, perché mangiarla poteva significare salvarsi la vita mentre un lingotto non era commestibile. Chiaro. Ma cosa c’entra con la crisi dei mercati?
C’entra. Noi sappiamo che i più importanti nomi della finanza americana hanno spacciato nel mondo una “bolla” di titoli-spazzatura che ha oggi un valore nominale pari a quasi 600 mila miliardi di dollari, 15 volte il Pil del pianeta.
Inoltre il debito privato accumulato dalle banche americane emmettendo questi titoli spazzatura è stato fatto comprare a milioni e milioni di investitori, dal signor Rossi al comune di Milano, ignari della loro pessima qualità. Ora se anche solo uno di questi investitori su quindici rivolesse indietro i suoi soldi oggi, nessuno potrebbe mai ripagarlo, perché nessuno troverebbe danaro pari al Pil annuale del mondo. Se invece nessuno vende, col tempo anche quella mostruosa sproporzione tra economia reale (il Pil del mondo) e valore nominale dei titoli in circolazione tenderà a ridimensionarsi e soprattutto chi venderà i suoi titoli sarà compensato da nuovi acquirenti.
Che fare, quindi? Stare fermi. La percentuale, anche indiretta, di contaminazione del nostro sistema finanziario dai virus dei derivati americani è davvero minima. Ma attenzione: tutti corrono un rischio gravissimo di impoverimento se, anziché tranquillizzarsi e attendere che passi la tempesta, i risparmiatori scaraventeranno sul mercato i loro risparmi, titoli buoni con titoli meno buoni. Forse a venderli riusciranno: ma sarà una svendita. Appunto, il “panic selling”.
Oltretutto se la banca fallisce cosa succede?
In italia la liquidità in giacenza sul conto corrente è tutelata fino a 103 mila euro per nominativo, se avete un conto cointestato quindi la cifra raddoppia, grazie al Fondo di garanzia interbancario. Una cifra alta, che ha permesso all' Italia di posizionarsi fra i paesi più "garantisti", anche se recentemente è stata superata da altri paesi come l' Irlanda, che hanno dovuto correre ai ripari per evitare il panico tra i risparmiatori.
E' doveroso però chiedersi cosa succede se, concretamente, una banca ha una crisi di liquidità e non è più in grado di restituire, a semplice richiesta, i depositi dei suoi correntisti. Concretamente solo il 20% dei 103 mila euro deve essere messa a disposizione dal Fondo interbancario entro 3 mesi. I mesi possono arrivare a 9, nel caso di situazioni eccezzionali e previa autorizzazione da parte della Banca D'Italia.
Il resto, ovvero l'80 % dei 103 mila euro, viene liquidato solo quando comincia la liquidazione della banca, con tempi che quindi si allungano. Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ha liquidità disponibile, una volta termina questa liquidità di fatto il fondo di garanzia cesserà di esistere. Ma quanto è grande questa liquidità?
Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate, cioè dell'intero sistema bancario. Per esaurire la liquidità quindi è sufficente che falliscano una o più banche i cui conti correnti corrispondano a più dello 0.8% di tutti i conti correnti italiani.
Un motivo in più quindi per starsene buoni, senza correre in banca a scatenare il panic selling.
Crisi Economica - Banche nelle aziende?
La crisi finanziaria ed economica è di quelle terribili, tra le peggiori della storia. Per rimediare le proposte sono state diverse dato che nessuno sa bene come uscirne. Tra queste è emersa quella di consentire alle banche di entrare nel capitale delle imprese anche con quote di maggioranza, quasi un "Iri privato" del ventunesimo secolo. L’operazione volta a risolvere i problemi di liquidità delle aziende, ne creerebbe altri al tessuto economico italiano. Dove prenderebbero i soldi le banche per fare investimenti così massicci? Poichè le stesse banche sono in crisi di liquidità il finanziamento dell’operazione dovrebbe essere cercato altrove. Molto probabilmente il finanziamento verrebbe dallo Stato, direttamente o tramite la Cassa depositi e prestiti. Lo Stato diventerebbe una sorta di azionista "occulto", perché il finanziamento avvrebbe tramite strumenti finanziari senza diritto di voto quali obbligazioni o azioni con forti privilegi nella misura degli interessi o del dividendo. In questo modo, lo Stato non sarebbe azionista, non gestirebbe le aziende industriali, ma si limiterebbe a esserne il finanziatore. Il gestore di fatto e di diritto sarebbe la banca, che negli ultimi anni non ha dato prova di essere migliore degli imprenditori che si appresterebbe a sostituire.
Oltre tutto quali vantaggi ne trarrebbe l'azienda? Se le banche creditrici diventassero azionisti di maggioranza, sarebbero loro a votare ed influenzare management e gestione. Questo a discapito, secondo me, del fine dell' azienda, quell' equilibrio economico a valere nel tempo che certo non rientrerebbe totalmente nell' interesse della banca.
Oltre tutto dal punto di vista creditizio non c’è alcun vantaggio dall’ingresso di una banca commerciale nel capitale di un’impresa. Anzi, c’è il rischio che, appesantendo lo stato patrimoniale della banca con partecipazioni di scarso valore economico o con problemi di bilancio, si determini una riduzione della capacità di credito della stessa banca, aggravando la crisi di liquidità dell’intero sistema. Concludendo l'idea di far entrare le banche nel capitale delle aziende non può che peggiorare la situazione.
Modifica dei principi contabili nei bilanci 2008
Recentemente Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno pubblicato i bilanci del terzo trimestre del 2008. I conti economici dei primi 9 mesi dell' anno di banche ed assicurazioni, nonostante la crisi, sono stati positivi. Unicredit nel terzo trimestre del 2008 ha avuto un reddito netto di 551 milioni di euro, il conto economico di Intesa Sanpaolo si è chiuso con un reddito netto pari a 673 milioni di euro.
L'amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, commentava così il bilancio il 13 novembre: "i conti sono buoni" e "il conto economico è solido". "Per il 2008 il cda ha stabilito di non distribuire dividendi nel 2009, ma non è escluso che possa esserci un dividendo in azioni". Passera continua poi sottolineando che si è trattato di una "scelta di prudenza che verrà premiata".
Ma siamo sicuri che i conti delle banche siano veramente positivi?
La recente crisi finanziaria sta creando numerose preoccupazioni per le imprese, soprattutto a causa delle ricadute sull’economia reale e sul finanziamento di nuovi investimenti. I continui ribassi dei mercati borsistici e la situazione di illiquidità che si è generata in alcuni segmenti del mercato (come quello delle obbligazioni cadute in ‘disgrazia’ come i bond Lehman Brothers, o quello degli ABS, asset backed securities, ovvero gli ormai famigerati titoli ‘tossici’ come credit default swap e collateralized debt obligations aventi come sottostante crediti non più esigibili) stanno inoltre penalizzando i bilanci delle imprese, a causa delle normative IAS per la contabilità che impongono la contabilizzazione del valore dei titoli finanziari in portafoglio nell’Attivo di Stato Patrimoniale con il metodo del fair value, ovvero del valore di mercato stimabile. Normative entrate in vigore ormai da alcuni anni, la cui adozione è obbligatoria per le società quotate in Borsa e per i gruppi finanziari.
Ma come è possibile stimare il valore di mercato per titoli, fra cui molti derivati, che ad oggi nessuno è più disposto a prezzare o che addirittura non hanno più un mercato? Secondo studi del Politecnico di Milano l’applicazione del fair value ai bilanci 2008 delle società finanziarie, bancarie e assicurative italiane quotate in Borsa potrebbe generare svalutazioni per centinaia di milioni di euro legate ai ‘titoli tossici’ direttamente o indirettamente posseduti in portafoglio. Ciò avrebbe costretto le società stesse a drastiche rettifiche del valore di titoli contabilizzati nel 2007 a valori molto più alti, quando la crisi finanziaria non era ancora scoppiata. Ne sarebbero derivate enormi minusvalenze e conti pesantemente in rosso. Una vera e propria doccia fredda, decisamente inopportuna in un momento di difficoltà dei mercati borsistici e di allarme per tutto il sistema bancario.
Per questo motivo il 13 ottobre il comitato IASB (che emana le direttive di applicazione in Europa dei sistemi contabili internazionali IAS) ha emendato lo IAS 39, introducendo deroghe permanenti all’applicazione del fair value. Il provvedimento consente di riclassificare le attività finanziarie detenute in portafoglio (con la sola esclusione dei derivati) prevedendo la contabilizzazione al costo storico o al costo ammortizzato.
Eccezionalmente questa deroga è retroattiva al 1° luglio 2008 per rendere operante il principio già dalla terza trimestrale 2008; la deroga approvata dalla Commissione europea, consente cioè di fermare al 1° luglio e non al prezzo attuale la valutazione degli asset, o addirittura di valorizzare gli asset ad un valore ovviamente inferiore rispetto a quello di acquisto, ma scelto della società. Questa deroga inserita nello IAS 39 è in ogni caso una facoltà lasciata alle imprese; l' eventuale riclassificazione dovrà però essere segnalata nella nota integrativa di bilancio.
La modifica dei principi contabili internazionali IAS ha permesso a molte società e soprattutto banche e assicurazioni italiane di contenere le perdite di conto economico per diversi milioni di euro, come si legge chiaramente dalle relazioni di accompagnamento dei Bilanci dei primi 9 mesi del 2008. Dato che la norma di modifica dei principi contabili prevede l'obbligo per le società di comunicare il reale impatto a bilancio della riclassificazione contabile guardiamo come sarebbero stati i conti economici di alcune banche se avessero adeguato al valore di mercato tutti gli strumenti finanziari (azioni, bond, certificati, ecc) in portafoglio.
Bilancio 2008 Intesa SanPaolo
La banca guidata da Corrado Passera ha comunicato un utile netto trimestrale di 673 milioni di euro da 1,46 miliardi del 2007. L'utile lordo è sceso a 1,432 miliardi (-26%) e il risultato operativo si è assestato a 2,226 miliardi (-4,1%). Banca Intesa, sulla base dei prezzi al primo luglio 2008, ha effettuato una riclassificazione di attività finanziarie da negoziazione per circa 4,2 miliardi di euro. Senza questa modifica contabile, Intesa avrebbe registrato un impatto negativo dell'attività di negoziazione per 141 milioni di euro, con la conseguenza che il risultato da trading sarebbe stato ben inferiore ai 329 milioni annunciati. Altri 212 milioni di impatto negativo sull'utile lordo annunciato (1,432 miliardi) si sarebbe verificato senza la riclassificazione di 6 miliardi di attività disponibili alla vendita. L'utile quindi sarebbe stato di soli 200 milioni, un terzo dei dei 673 milioni annunciati.
Bilancio 2008 Unicredit
L'istituto di Piazza Cordusio ha annunciato i dati trimestrali, che si sono chiusi con un utile netto di 551 milioni di euro, in calo del 54,2% rispetto allo stesso periodo 2007, un margine di intermediazione di 6,746 miliardi (-1,5%), un risultato operativo di 2,589 miliardi (-8%) e un utile lordo di 1,116 miliardi, in flessione del 46,7%. Risultati migliori delle attese degli analisti, ma anche qui il ritocco contabile è rilevante. L'impatto positivo a livello di utile lordo, infatti, è stato pari a 856 milioni di euro, senza questo intervento Unicredit avrebbe chiuso il trimestre con un risultato netto in rosso per circa 90 milioni di euro.
Monte dei Paschi di Siena ha riclassificato circa il 12% dei suoi asset per circa 3,4 miliardi di euro, chiudendo il conto economico con utile netto di 118 milioni.
Diversa, invece, la scelta della Banca Popolare di Milano e di Ubi Banca, che hanno deciso di non ricorrere alla riclassificazione degli asset. La banca guidata da Roberto Mazzotta ha chiuso il terzo trimestre 2008 con un utile netto di 15,8 milioni di euro, in calo del 76,4% sul 2007; ad incidere sul risultato netto è stata la perdita da trading, pari a 11 milioni di euro, contro attese di un utile superiore ai 20 milioni di euro. Ubi Banca, invece, ha registrato un utile netto nel trimestre di 100 milioni di euro (-38,6%), penalizzata per circa 67 milioni di euro da perdite da trading.
Prestiti di consolidamento
Che cosa sono i prestiti di consolidamento? Questo tipo di prestiti consente, unendo più prestiti in uno solo, di ridurre l'importo delle rate da pagare a fine mese, allungando però la durata del mutuo. Vediamo un esempio per capire meglio come funzionano i prestiti di consolidamento:
Mettiamoci nei panni di un debitore che oggi abbia sulle spalle 3 diverse linee di credito, per un importo complessivo pari a 10000 euro.
Il debito è così ripartito:
1. Una carta revolving con utilizzo di 2000 euro sulla quale è stata concordata con la banca una rata di 80 euro al mese. Per chi non lo sapesse: La carta revolving è una carta di credito che consente il rimborso rateale delle spese.
2. Un prestito per l'acquisto di un' auto con capitale residuo di 5000 euro e durata residua del prestito di 36 mesi al tasso annuo dell' 8,5% per il quale si paga una rata di 154,84 euro al mese.
3. Un prestito per acquisto di elettrodomestici con durata residua di 12 mesi e debito residuo di 3000 euro, al tasso annuo del 9% per il quale si paga una rata mensile di 262,35 euro.
La rata totale mensile ammonta a 500,19 euro.
Aprendo un prestito di consolidamento potrete sostituire i vecchi finanziamenti con un solo prestito. Scegliendo un piano di ammortamento a 5 anni la rata del nuovo prestito è più che dimezzata scendendo dai 500,19 fino a 210 euro al mese (come detto in precedenza i tempi del rimborso si allungano a fronte di una rata sensibilmente più bassa).
Vediamo, in ordine a rata crescente, le condizioni dei prestiti di consolidamento offerti dalle principali banche e finanziarie attive in italia. L'impoto della rata è relativo alle condizioni dell'esempio di cui abbiamo parlato sopra.
0. Prestito di consolidamento "Rifinanziamento"
Banca: Finatel
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1. Prestito di consolidamento " Credit Lift "
Banca: Elastys
Rata mensile: 211,45
Tasso Tan: 9,45%
Tasso Taeg: 9,87%
2. Prestito di consolidamento " Credit Jolly "
Banca: Fiditalia spa
Rata mensile: 211,7
Tasso Tan: 9,50%
Tasso Taeg: 9,92%
3. Prestito di consolidamento " Rata Unica "
Banca: Findomestic
Rata mensile: 211,77
Tasso Tan: 9,25%
Tasso Taeg: 9,94%
4. Prestito di consolidamento " Monorata "
Banca: Intesa Sanpaolo
Rata mensile: 213
Tasso Tan: 9,85%
Tasso Taeg: 10,34%
5. Prestito di consolidamento " Credi Agile "
Banca: Credi Agile/Santander Consumer Bank
Rata mensile: 215,07
Tasso Tan: 10,00%
Tasso Taeg: 10,67%
6. Prestito di consolidamento " Bravo "
Banca: Neos Banca
Rata mensile: 215,41
Tasso Tan: 10,25%
Tasso Taeg: 10,75%
7. Prestito di consolidamento " Creditexpress compact "
Banca: Unicredit
Rata mensile: 216,66
Tasso Tan: 10,50%
Tasso Taeg: 11,02%
8. Prestito di consolidamento " Tuttofare una "
Banca: Consum.it ( Gruppo Monte Paschi di Siena)
Rata mensile: 222,81
Tasso Tan: 9,95%
Tasso Taeg: 11,11%
Abbassare le rate dei mutui? Si può
Una famiglia su quattro paga tra i 500 ei 1000 euro di rata al mese. Ma allentare la presa si può, consolidando in un unico importo più basso tutti i finanziamenti. Da 480 a quasi 100 euro, da tirare fuori ogni mese. E' la spesa a cui la famiglia italiana deve far fronte per pagare mutuo e prestiti, secondo un sondaggio condotto lo scorso ottobre da confesercenti. Nonostante il calo dell' euribor gli italiani non ce la fanno più a pagare le rate dei mutui, tanto che è cominciata la corsa ad allegerire la rata mensile, almeno per quel che riguarda il credito al consumo.
La prova è nei dati sui prestiti di consolidamento, una particolare categoria che consente letteralmente di traslocare il proprio debito in un unico prodotto, pagando una sola rata più piccola. L'incremento di tale prodotto è tale che quest'anno l'8% delle richieste di finanziamenti ha avuto come finalità proprio il consolidamento dei debiti.
Così anche l'offerta sul mercato si è allargata, prima erano piccoli operatori di nicchia a proporli, ora a proporre il rifinanziamento dei debiti ci sono anche Unicredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena. Le famiglie italiane si trovana sempre più in difficoltà nel rimborsare i debiti, benchè il tasso di sofferenze sui prestiti rimanga basso, tra il 2 e il 3%. "Ci sono però alcune situazioni problematiche da non sottovalutare" ha detto il presidente di Assocred, l'associazione nazionale dei distributori di prodotti creditizi "anche se, fortunatamente, si tratta ancora di casi limitati". Il problema è che molti italiani non sanno indebitarsi: si mettono in carico troppi finanziamenti diversi, ai quali aggiungono spesso una o più carte revolving, le carte di credito che consentono il rimborso rateale delle spese. E la somma di tutte le rate alla fine diventa troppo pesante. E' qui che interviene il consolidamento del debito ha risolvere i problemi. Chi ha già sulle spalle diversi finanziamenti, infatti, può rivolgersi a una banca che eroga un nuovo ed unico prestito, che serve per rimborsare il capitale residuo dei vecchi finanziamenti.
Di solito è la banca stessa a portare avanti le pratiche d'estinzione anticipata dei debiti pregressi, anche se a volte gli istituti che hanno erogato i vecchi prestiti oppongono qualche resistenza e, per accettare l'interruzione di ogni rapporto col debitore, richidono una sua dichiarazione firmata.Cala la rata, ma si alluga la durata
Una volta superati gli intoppi burocratici, l'operazione di consolidamento entra a regime: le rate multiple vengono così sostituite da un solo pagamento, che di solito è abbastanza leggero, perchè il nuovo prestito ha un piano di rimborso più lungo rispetto ai vecchi finanziamenti. Il debitore impiega dunque più tempo a pagare il nuovo prestito ma, intanto, riesce a risollevare il proprio bilancio mensile. Il peso della rata può scendere anche del 50%, grazie all'allungamento del piano di rimborso, anche se i tassi applicati sui prestiti di consolidamento non sono bassi. Gli interessi passivi infatti oscillano tra il 9,5 e l' 11% su base annua, in liena con la media del mercato pari a 10,38%, ma al di sopra dei tassi applicati su buona parte dei finanziamenti al consumo, che spesso partono dal 7%. Non bisogna comunque stupirsi se i prestiti di consolidamento costano di più, si tratta di prestiti più rischiosi della media, in quanto sono privi di garanzie e di solito sono erogati a chi mostra qualche difficoltà nel pagare i proprio debiti.
Per questo le asociazioni dei consumatori ritengono accettabile un tasso del 10-11% su questi tipi di prestito. Bisogna allarmarsi solo se l'interesse passivo supera il 13% all'anno, per non rimanere fregati il consiglio è di leggere bene la proposta del nuovo finanziamento, tenendo d'occhio il Taeg, cioè il tasso annuale effettivo dei finanziamenti. Il mondo è pieno di persone senza scrupoli pronti ad approfittarsi della situazione di disagio dei debitori, ma questi sono per lo più mediatori creditizi non professionali.
Infine ricordate questo consiglio quando chiedete un prestito:
L’unico modo per evitare il sovraindebitamento è quello di non superare mai la soglia del 30% del reddito familiare netto, considerato da tutti gli esperti il punto di non ritorno per l’economia familiare. Solo chi può contare su redditi familiari molto elevati può superare tale percentuale di indebitamento, usando naturalmente la massima attenzione.
In conclusione: Conviene traslocare i propri debiti in una rata più bassa?
Dipende dalla vostra situazione, se non avete problemi a pagare la rata tenetevi il vecchio mutuo, se invece non arrivate a fine mese, consolidare il prestito appare come la panacea ai vostri mali. Segue nell' articolo su come rinegoziare i presiti l'elenco delle principali banche che offrono questo servizio e alcuni esempi.
Alla fine di novembre 2008, sono state 50.000 le famiglie italiane che hanno rinegoziato il mutuo a tasso variabile, bloccando il valore delle rate al livello medio del 2006. A mio parere attualmente non è più il momento di rinegoziare, dato che i tassi euribor stanno crollando, si rischia di peggiorare le cose bloccando una rata che invece nel 2009 sarebbe scesa. La stessa cosa penso del decreto anticrisi per bloccare i mutui al 4%, a mio avviso quasi totalmente inutile poichè l' interesse sui mutui a tasso variabile nel 2009 difficilmente sarà superiore al 4%.
Prossimi tagli al personale nelle banche
L'industria finanziaria si sta preparando ad una drastica riduzione di personale, l'obbiettivo delle banche è un deciso taglio dei costi per fronteggiare le prospettive di una crisi ancor più dura nel 2009. I tagli occupazionali dovrebbero concentrarsi soprattutto nei settori dell'investment banking e del trading business: i più colpiti dal congelamento dei mercati. Qua trovate anche il numero dei licenziamenti per banca.
Bischoff, presidente di Citigroup, parlando dei licenziamenti ha affermato che vi è stato un allargamento poco previdente del numero dei dipendenti, effettuato in tempi di "vacche grasse": è logico quindi che in momenti come questi perdano il posto di lavoro in migliaia. I licenziamenti ricadranno in modo particolarmente pesante sulle "capitali" della finanza, Londra e New York. Le due città, centri nevralgici della finanza mondiale, continueranno quindi a piangere i massicci licenziamenti in atto nel settore dei servizi finanziari.
La crisi del settore finanziario accelererà nei prossimi mesi e gli esuberi bancari raddoppieranno da 170mila posti persi nel mondo dall'inizio del 2007 a 350mila entro metà 2009. Lo ha detto Brian Sullivan, amministratore delegato della società di ricerca del personale CTPartners. Riduzioni di tale ampiezza equivarrebbero al 20 per cento dell' organico che gli istituti finanziari avevano su scala mondiale prima della crisi.
Le banche si stanno quindi affrettando a tagliare i posti di lavoro, in una fase in cui la paralisi dei mercati del credito pesa sulle entrate delle banche, zavorrate già dai miliardi di dollari di svalutazioni e perdite. La peggiore crisi finanziaria dalla Grande depressione cambierà i connotati dell'investment banking, settore in cui gli istituti vedranno ridursi la capacità di indebitarsi per stimolare i rendimenti, ha continuato Sullivan.
Senza il ricorso massiccio all'indebitamento che era proprio del sistema, gli affari di alcune di queste grosse banche d'investimento semplicemente evaporeranno e si tornerà alle banche d'investimento degli anni '60 e '70. Sul tema dell'indebitamento delle banche e sull'utilizzo massiccio della leva finanziaria, il così detto leverage, è interessate un studio di Friedman, Billings, Ramsey Group, conosciuto come FBR. Le più importanti banche USA utilizzano ancora una leva pari a “30”. Una leva degna del trader più spregiudicato, a fronte di un patrimonio di 400 miliardi di $, hanno attività per circa 12.000 miliardi. Vi sembra tanto normale? Tenete conto che l'hanno pure diminutia.
CTPartners, che ha lavorato con Citigroup e JPMorgan Chase, sta spostando i propri cacciatori di teste dal settore finanziario verso altri settori, come quelli farmaceutico e delle energie rinnovabili, a fronte del crollo della domanda di manager della finanza. I banchieri d'affari classici, i consulenti, comunque non scompariranno; le persone per le quali ci sarà meno domanda saranno quelle altamente orientate ai modelli quantitativi, matematici e per lo sviluppo dei prodotti.
Euribor e Mutui
Grazie al tasso Euribor, che continua a scendere, si stà progressivamente allentando la presa dei mutui a tasso variabile sui risparmiatori. L' euribor a tre mesi, fissato oggi al 4,153 %, ha raggiunto il livello più basso da metà giugno 2007. Stessa sorte per le altre scadenze temporali: quello a un mese è sceso al 3,72 % e quello a sei mesi al 4,21 %.
Nelle ultime quattro settimane le rate, per i circa 3,2 milioni di italiani che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, si sono alleggerite tornando ai livelli di luglio 2007; il mese che ha preceduto l'inizio della crisi subprime e la conseguente cavalcata dell' Euribor (l' indice a cui sono legati i mutui a tasso variabile) fino ai massimi dello scorso 8 ottobre, quando il tasso a un mese è balzato quasi al 5,2% e quello a tre mesi ha raggiunto il 5,39 per cento.
Livelli decisamente più alti rispetto alla soglia attuale. In altre parole, nell'ultimo mese i vari euribor hanno subito un calo superiore a 100 punti base, in conseguenza del taglio dei tassi d'interesse BCE. Questo significa che coloro che stanno rimborsando un mutuo a tasso variabile troveranno una "piacevole" sorpresa quando vedranno la rata di novembre.
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Nell'ipotesi di un finanziamento di 100mila euro a 20 anni sottoscritto nel 2005, ad esempio, la rata in novembre sarà inferiore di 34 euro rispetto al mese precedente e di 103 euro rispetto a settembre. Diamo ora uno sguardo al grafico a due anni dell' euribor; dal 2006 a oggi i tassi interbancari si sono alzati da il 2,5 % fino al 5,39 %, il costo del denaro quindi ha subito un aumento del 115 %. Costo che si è totalemente accollato il debitore.Tassi Euribor
Cosa ci aspetta il futuro? Stando al trend discesista dell' Euribor e considerato che i tassi interbancari viaggiano ancora a premio rispetto al tasso di riferimento della Banca centrale europea, pari al 3,25 %, è possibile che nel 2009 le rate possano continuare a scendere. Considerazione rafforzata dalle dichiarazioni dei giorni scorsi del governatore della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, che non ha escluso, anche a breve, un nuovo taglio del costo del denaro. In questa ipotesi la quota interessi da pagare su un mutuo verrebbe ulteriormente rosicchiata.
L' atteso taglio dei tassi è arrivato oggi 4 Dicembre.
L' ulteriore abbassamento del tasso d' interesse Bce di 75 punti base, dal 3,25% al 2,5%, può comportare un sensibile risparmio a chi ha un mutuo da pagare: per ogni 100mila euro presi a prestito, la rata mensile si abbatterebbe in media dai 25 ai 41 euro in base alla durata del finanziamento, rispettivamente per i mutui a 10 e 30 anni. L'effetto si somma a quelli già ottenuti grazie ai tagli dei mesi precedenti, ricordiamo infatti che a inizio ottobre il tasso Bce era al 4,25%.
Nella pratica, tuttavia, il risparmio sulla rata del mutuo non si vedrà subito poichè i tassi Euribor impiegheranno settimane, forse un mese ad avvicinarsi al tasso Bce. Positivo comunque il fatto che il tasso Euribor continui a scendere; oggi l' euribor a un mese è sceso al 3,33% e quello a 3 mesi al 3,67%.
Lo spread tra tassi Bce e Euribor si assottiglia. Il contratto a un mese del tasso Euribor è sceso oggi (12 novembre) sotto la soglia del 3% a 2,99%. In calo anche l' euribor a tre mesi, punto di riferimento per buona parte dei mutui a tasso variabile, che viene fissato oggi al 3,282%. Diventa sempre più evidente come il decreto anticrisi che blocca i mutui a tasso variabile al 4% sia una presa in giro dato che continuando i tassi euribor a scendere, i mutui nel 2009 scenderanno al di sotto del 4% senza l' aiuto dello stato.
Aumentano i licenziamenti nelle Banche
Tempi duri per dipendenti delle banche, che siano cassieri, broker, analisti o top manager poco importa. La crisi c'è, le banche si adeguano tagliando costi e personale. Decine di migliaia i posti che sono saltati e che salteranno nei prossimi mesi. Su scala mondiale, riporta Bloomberg, il settore finanziario ha già tagliato 202 mila posti nel corso del 2008.
E' di ieri la notizia che il gruppo bancario statunitense Citigroup voglia tagliare fino a un massimo di 53 mila posti di lavoro in tutto il mondo. Il piano di Citigroup, che è la ex numero uno negli Usa e mantiene la presenza più ampia all'estero, prevede la riduzione del 20% dei costi a partire dal 2009 a un totale di 50-52 miliardi di dollari all'anno. Nel quarto trimestre 2007, la banca contava 375 mila dipendenti, poi ridotti a 352 mila a fine settembre. I nuovi licenziamenti dovrebbero partire in tempi relativamente stretti e proseguire nei prossimi trimestri. In totale quindi i licenziamenti interesseranno il 20% circa del personale.
In Merrill Lynch sono 5.700 i dipendenti che salteranno. Anche JpMorgan sarebbe intenzionata a tagliare migliaia di posti di lavoro nelle sue sedi sparse in tutto il mondo. Il piano di riduzione del personale sarà simile a quelli già varati da società rivali come Citigroup e Goldman Sachs. Se anche JpMorgan deciderà di tagliare circa il 10% della forza lavoro, verranno cancellate circa 3 mila posizioni. Dello stesso avviso è la banca numero uno in Europa, la britannica Hsbc, che si appresta a licenziare 500 dipendenti in Asia, principalmente nella sede di Hong Kong, a causa delle condizioni di mercato. Soltanto due mesi fa la stessa Hsbc aveva tagliato 1.100 posti nella divisione Global banking e markets. La settimana scorsa era stata Royal Bank of Scotland ha procedere coi licenziamenti. Per non parlare di Credit Suisse, la seconda banca della Svizzera, che sta progettando di tagliare alcuni posti di lavoro all’interno della sua unità di garanzie finanziarie ed è inoltre pronta a considerare una vendita o una joint venture per una parte della sua divisione di gestione degli assets: la banca svizzera procederà a tali operazioni a causa dei sempre peggiori andamenti dei mercati finanziari. Le riduzioni di staff, che potrebbero verificarsi verso la fine del 2008, si aggiungono ai 500 licenziamenti annunciati solamente due settimane fa.
Non dimentichiamoci poi dei dipendenti di Lehman Brothers, addirittura licenziati via sms. In tutto il mondo erano 26.000 i dipendenti della grande banca d’affari che da un giorno all’altro si sono ritrovati in mezzo ad una strada.
Continuano i licenziamenti anche a Dicembre
Jp Morgan ha annunciato il taglio di circa 9.200 posti di lavoro in Washington Mutual, la più grande banca commerciale Usa fallita e poi rilevata da Jp Morgan con un'operazione guidata dalle autorità Usa. I tagli annunciati riguardano oltre il 21% dei dipendenti di Washington Mutual, che erano quasi 43.200 a fine giugno. Circa 4.000 posti saranno tagliati entro fine gennaio e gli altri 5.200 dopo, a fronte del pagamento di una doppia annualità. Le città più colpite dai tagli saranno Seattle, con 3.400 posti di lavoro in meno, e San Francisco con 1.600.
Credit Suisse, che ha accusato una perdita netta di circa 3 miliardi di franchi (1,95 miliardi euro) negli ultimi due mesi, prevede di licenziare altri 5.300 dipendenti, pari all' 11% dell'organico totale. La perdita è stata accusata principalmente nell'investment banking. La banca svizzera aveva già tagliato 1.800 posti quest'anno.
Bank of America, il primo istituto statunitense per depositi e capitalizzazione, ha annunciato ieri, 11 dicembre, di volere ridurre il proprio organico di 30-35 mila unità nel prossimo triennio a seguito dell'acquisto della banca d'affari Merrill Lynch. Nel complesso i dipendenti del gruppo sono 307 mila, compresi i 60 mila di Merrill. Il management ha ammesso che aspetterà l'inizio del 2009 per avere un'idea più precisa sul numero dei posti da tagliare.
La banca tedesca Hypo Real Estate ha annunciato un piano di ristrutturazione per far fronte alla crisi finanziaria. È prevista una drastica riduzione dei costi e un taglio di quasi la metà dei posti di lavoro. Il numero di impiegati sarà ridotto nei prossimi tre anni dagli attuali 1.800 a circa mille. Due terzi dei posti interessati dalla ristrutturazione sono fuori dalla Germania.
Licenziamenti nel 2009
Ubs dovrebbe annunciare martedì 10 febbraio una perdita di 21 miliardi di franchi nel 2008. La banca dovrebbe quindi annunciare tra i 5mila e gli 8mila nuovi tagli di posti di lavoro. Il 22 gennaio scorso, un portavoce dell' istituto ha ammesso l'intenzione di Ubs di tagliare altri posti di lavoro, dopo i 2mila annunciati a inizio ottobre.