L' Asset backed security o ABS è uno strumento finanziario, obbligazione negoziabile o trasferibile emessa a fronte di operazioni di cartolarizzazione garantito dagli attivi sottostanti. L' emissione avviene a opera di società SPV (Special Purpose Vehicle), create da banche, imprese o pubblica amministrazione. Queste trasferiscono alle SPV crediti o altre attività finanziarie normalmente poco liquide e di difficile negoziazione come i crediti da mutui. La SPV emette le obbligazioni ABS collocabili sui mercati, soprattutto se hanno un buon rating. I crediti ceduti dalle banche sono costituiti a garanzia del pagamento delle obbligazioni emesse.
I rischi per i detentori di ABS: sono l' insolvenza del debitore, rischi di liquidità per ritardo nel pagamento degli interessi o del capitale e il rischio sul tasso di cambio nel caso in cui i crediti di garanzia siano di diversa valuta dalle obbligazioni ABS emesse.
Questa è a grandi linee una possibile definizione, vediamo di cercare di capire in soldoni di cosa si tratta. L' essenza del mestiere bancario è quella di fare da intermediario. Le banche si fanno prestare soldi dai depositanti e li prestano a chi ne ha bisogno, lucrando sulla differenza fra gli interessi che pagano ai depositanti e quelli che incassano dai debitori. I soldi dei depositanti, insomma, sono la materia prima della produzione bancaria: per fare più prestiti ci vogliono più depositi.
In verità le cose sono un po' più complicate, perché quando le banche fanno prestiti, anche quei soldi che danno via ritornano poi in tutto o in parte nei depositi del sistema bancario e diventano nuova materia prima per fare altri prestiti: è quello che si chiama il "moltiplicatore del credito". Ma c' è una maniera ancora più ingegnosa per moltiplicare le possibilità di far prestiti: i prestiti fatti in passato sono una attività della banca, che giace immobile nel bilancio, attendendo il rimborso da parte del prenditore di fondi. Ma la banca che non vuole attendere può prendere queste attività, "impacchettarle" in obbligazioni, appunto, le Abs, o obbligazioni garantite da attività, e venderle a fondi o a privati.
In questo modo la banca incassa subito il capitale prestato, e può usarlo per fare nuovi prestiti.
I tipi di prestiti che maggiormente si prestano all' emissione di Asset backed security sono i mutui immobiliari, i crediti per acquisto auto e i crediti connessi all' uso della carte di credito.
Vedremo di approfondire questo importante argomento in seguito.
Asset backed security ABS in breve
Analisi Tecnica: un pò di terminologia
L' analisi tecnica è un approccio al mercato ben conosciuto nel mondo finanziario, che ha grande successo anche tra coloro che si dedicano al trading online. Si basa su un assunto: lo studio delle serie storiche dei prezzi e dei volumi permette di interpretare l' andamento attuale dei listini, e prevederne, con una certa probabilità, le possibili evoluzioni. Questa è una delle tante possibili definizioni di analisi tecnica, abbreviata AT. Per Martin Pring, uno dei grandi esperti di questa materia, siamo di fronte a un' arte «che consente di identificare un' inversione di tendenza al suo stadio iniziale, favorendo il posizionamento degli investimenti nella direzione del trend prevalente». E questo «fino a quando l' evidenza dei fatti non provi che esso è nuovamente invertito». Da sottolineare il fatto che l' Analisi Tecnica non è una scienza, non ci saranno certezze, ma solo probabilità. Di Teorie di Analisi Tecnica ne esistono a decine, le più quotate sono quelle di Gann, di Eliott, di Dow, ecc ecc.
Per identificare una tendenza, il trend, bisogna definirla in un ordine temporale. Le più seguite si riassumono in tre: «La tendenza primaria, che opera su un mercato e si sviluppa lungo un arco di tempo pari a uno o due anni». La tendenza intermedia: «Chiunque osserva un grafico dei prezzi di mercato nota che» questi non si muovono seguendo un percorso rettilineo. Un movimento ascendente, per esempio, è interrotto da numerose reazioni contrarie: queste tendenze anticicliche, che si sviluppano all' interno di una tendenza primaria, sono per l' appunto movimenti secondario dei prezzi».
Infine, esiste la tendenza di breve termine: questa dura in genere da due a quattro settimane e si concretizza interrompendo il corso delle tendenze intermedie. E' utile o no l' Analisi Tecnica, dipende da chi e come viene usata, secondo me l' analisi tecnica può essere utile.
Sicuramente utile è consocere il significato dei termini principali usati in questa materia.
Canale di tendenza, o di trend: Copia di linee di tendenza parallele. Nei canali rialzisti la linea di tendenza principale è quella inferiore che unisce i diversi livelli minimi di prezzi che crescono nel tempo, l' altra linea "secondaria" è quella che congiunge i massimi. Nei canali ribassisti la linea di tendenza principale è la superiore e unisce i livelli di prezzi massimi che diminuiscono nel tempo.
Consolidamento: E' una fase in cui si assiste a oscillazioni di prezzo molto contenute.
Correzione:Si tratta della modifica, all' interno di una tendenza crescente, verso il basso che riduce l' ammontare dei precedenti aumenti.
Ipercomprato: Opinione riguardante l' attuale livello dei prezzi di mercato. Può fare riferimento, per esempio, al mercato in generale dopo un forte movimento verso ' alto: esprimendo questo parere si ritiene che debba verificarsi una reazione verso il basso o una fase di consolidamento orrizzontale.
Ipervenduto: Opinione riguardante l' attuale livello dei prezzi di mercato. Può fare riferimento al mercato in generale dopo un forte movimento verso il basso. Si ipotizza che debba verificarsi una reazione verso l' alto o un consolidamento orrizzontale.
Media mobile: Si tratta di una media di una determinata quantità di dati (solitamente vengono considerati quelli di chiusura). Mediando i prezzi, si tenta di ottenere una linea che rende più semplice la visione del trend. Viene evidenziata la tendenza sottostante, eliminando le fluttuazioni minori. Il classico esempio di media mobile è la media mobile semplice.
Media mobile semplice: Vengono presi i dati di un determinato periodo e ne viene calcolata la media sommandoli fra loro e dividendo per il numero totale di valori. Questo tipo di media è spesso criticata in quanto assegna la stessa importanza ad ogni singolo dato. Per rendere questa media aritmetica semplice mobile si aggiunge un nuovo valore e si sottrae il primo della lista ogni giorno che passa.
Linee di tendenza, trendline: Linee che congiungono, su un grafico, una serie di massimi successivi o di minimi successivi.
Resistenza: Livello al quale un prezzo in tendenza crescente interrompe la propria salita a causa di una forte concentrazione di vendite.
Ritracciamento: Movimento di prezzo che va in direzione opposta rispetto alla tendenza precedente.
Supporto: Livello al quale un prezzo in tendenza discendente interrompe la propria discesa a causa di una forte concentrazione di acquisti.
Le Scadenze Tecniche dei Mercati
Il Giorno delle Streghe, the witching day, così viene definito in borsa il terzo venerdì di ogni mese, il giorno in cui nei mercati finanziari ci sono le scadenze tecniche. In particolare è detto Double Witching Day ogni terzo venerdi’ di gennaio, febbraio, aprile, maggio, luglio, agosto, ottobre e novembre: in questi giorni di scadenze tecniche scadono le opzioni sui titoli e quelle sugli indici. Invece in borsa il Triple witching day, il giorno delle tre streghe, identifica i quattro venerdi’ dell’ anno in cui scadono contemporaneamente le opzioni sui titoli, le opzioni sugli indici e i Futures. Infatti mentre per le opzioni le scadenze tecniche ci sono ogni terzo venerdi’ del mese, i future hanno scadenza trimestrale a marzo, giugno, settembre e dicembre. Gli unici Futures che scadono mensilmente sono i futures sulle commodity, come Petrolio e Gas Naturale, e i futures sulle valute.
Nei venerdì in cui ci sono le scadenze tecniche i trader che hanno ancora posizioni aperte, sulle opzioni “in the money” e sui future, devono onorare gli impegni presi, regolando sul mercato azionario le posizioni assunte su quello dei derivati. L' adempimento di questi contratti avviene nell' ultima ora di scambi della borsa di New York, la cosiddetta witching hour.
"In the money": opzioni con un prezzo di esercizio inferiore all’ attuale quotazione cash per le call e superiore per le put.
Per questo motivo durante l’ ultima ora di contrattazione volumi e prezzi tendono a frti scossoni; si possono verificare aumenti dei volumi di contrattazione di singoli titoli azionari e/o derivati e non è da escludere un’ anomala volatilità del mercato che può tendere ad aumentare e diminuire in base a vari fattori.
Il triple witching day è particolarmente seguito e, allo stesso tempo, temuto dai mercati finanziari mondiali per la concomitanza delle predette scadenze che comportano un aumento inconsueto degli scambi con una conseguente abnorme volatilità, tale da non consentire corrette strategie sulla previsione dei prezzi delle azioni. Per questo è meglio tenersi alla larga in quei giorni da operazioni intraday speculative con un alto grado di rischio, sopratutto per chi è meno esperto, poichè un aumento di volumi e volatilità potrebbe essere fatale a chi è alla prime armi con il trading online.
Le commissioni nel Forex: Lo spread
Quando si parla di Forex su internet leggo sempre che non si paga nessuna commissione per comprare o vendere le valute. Ma come??? Questo gran parlare del Forex, broker di qui broker di là, ForexYard, EToro, Fineco, IWBank, AvaFx, CkFx, Activetraders, SaxoBank, Fxclub, solo per dirne alcuni, e poi scopro che non ci sono commissioni? Strano no? Mi spiego, questi fanno a cazzotti per nuovi clienti e poi non ci guadagnano un euro???
No no... Ci guadagnano e come! Con la scusa che non si pagano commissioni vi invogliano ad aprire il conto, ma poi le commissioni ve le fanno pagare, eccome! Certo non vi dicono che sono commissioni, parlano di spread, 2 pips, 3 pips, 4 pips, 10 pips... Ma alla fine sempre commissioni sono. Facciamo un pò di chiarezza:I broker si occupano di eseguire sul mercato gli ordini di acquisto e vendita per conto degli investitori. Sul Forex il guadagno dei broker si fonda sullo spread bid/ask, cioè sulla differenza che in ogni momento c' è tra il prezzo di vendita e quello di acquisto delle valute. La differenza tra bid e ask, denaro e lettera, viene "misurata" in pips. Un pips equivale allo 0,01% del nostro investimento. Di solito le valute con i minori spread sono euro, dollaro, sterlina e yen. Si parte da un minimo di 2, a volte 1,5 fino a 3-4 pips su queste valute, a secodno del broker più o meno caro. Ma gli spread, che possiamo considerare alla stregua delle commissioni, grazie ai quali i broker guadagnano, possono aumentare vertigginosamente su altri cambi meno liquidi. Come ad esempio in Fineco sul cambio USD/ZAR i pips sono addirittura 175. Rendendo sicuramente meno appetitibili questi cambi.
Quindi nel Forex le commissioni, seppur basse ci sono: in particolare si parla di spread bid/ask, invece che di commissioni, ma alla fine sempre soldi sono. Faccio un esempio:
Mettiamo che il cambio euro/dollaro quoti 1,3000 bid e 1,3003 ask. Aprendo una posizione long noi compriamo euro e vendiamo dollari al prezzo ask, cioè a 1,3003. Se subito dopo vendiamo a mercato, il prezzo dell' eseguito risulta essere la quotazione bid, cioè 1,3000. Abbiamo perso lo 0,03% anche se il cambio è rimasto invariato, ecco le commisisoni di cui parlavamo.
Analisi Tecnica, utile o no?
Tra i diversi tipi di investitori in borsa vi sono coloro che basano i proprio investimenti sull' analisi tecnica. Non sto qui a dire che l' Analisi Tecnica sia una scienza esatta, anzi di certo vi assicuro che non c'è nulla. Non credo che un banale indicatore Rsi o stocastico possa farmi guadagnare: se no saremmo tutti ricchi e questo è sicurmente impossibile. L' Analisi Tecnica può però essere un valido strumento con cui riuscire ad abbassare decisamente il rapporto rischio/rendimento di ogni operazione di trading. Per questo motivo sono fondamentali lo stop loss per determinare il rischio e lo stop limit o stop profit, chiamatelo come volete, per determinare il targhet. Rischio / Rendimento, ecco il segreto. L' Analisi Tecnica vi può suggerire i punti migliori per piazzare Stop e Profit, sta poi a voi decidere dove entrare per portare le probabilità a vostro favore.
Due conti per farvi capire meglio; prendiamo il grafico daily di Unicredit del 15/01/09:
In questo grafico vediamo una nota figura di AT, il rettangolo, che esprime una fase laterale, di accumulo/distribuzione. I prezzi, sempre secondo l' Analisi Tecnica, tenderanno a muoversi tra i bordi di questa figura, in questo caso 1,5 e 2 euro, finchè alla fine romperanno al rialzo o al ribasso con violenza. Questo il princio dell' AT che ci suggerisce di comprare in area 1,50 e vendere in area 2 euro. Le cose non sono così semplici perchè spesso ci sono false rotture, ma per ora tralasciamole. Questi livelli di buy e sell, e il fatto che una volta rotti i bordi del rettangolo si scenderà violentemente, ci suggeriscono anche dove mettere lo stop e il profit: Stop sotto 1,5 e profit prima di 2 euro.
Ora che abbiamo scelto stop e profit, non ci resta che decidere dove entrare, ricordandoci che per aumentare la probabilità di portare a casa un trade vincente dobbiamo entrare il più possibile vicino allo stop loss. Impostiamo così la strategia:
Si compra in area 1,52 con stop secco sotto 1,5, diciamo a 1,49. Quindi la perdita massima è del 2%. Per il targhet ci mettiamo un pò sotto il primo livello di forte resistenza, diciamo 1,97. In questo modo il guadagno possibile è di un 29% circa. Come rapporto rischio/guadagno direi che 1/14,5 è ottimo. Ma vediamo come cambia se entraimo in ritardo, oggi ad esempio il titolo unicredit guadagna +3,5% a 1,57 euro. Ricalcoliamo il rapporto rischio/rendimento (R/R): Rischio 5%, Rendimento 25% -> R/R= 1/5 In questo caso l' operazione risulta essere 3 volte più rischiosa di prima.
Ecco che diventa fondamentale un altro aspetto del trading: il Timing, fondamentale infatti dopo aver scelto stop e profit è scegliere il punto di ingresso. Tutto questo non basta ancora: dobbiamo avere i nervi saldi per aspettare i livelli che ci siamo prefissati per comprare e vendere e carattere per decidere di non comprare quando il R/R si è abbassato troppo. A volte poi non bastano nemmeno queste...
In conclusione l' Analisi Tecnica è utile? Secondo me sì, utile a decidere dove stopparsi o dove vendere; sempre meglio di restare a guardare i prezzi che scendono pensando: "ora recupera, vedrai che domani torna su, ecc ecc".
Cancellare l' ipoteca sul mutuo
I mutui molto spesso sono ipotecari. L' ipoteca, per definizione, è un diritto di garanzia. Per essere più precisi essa attribuisce al creditore la facoltà di produrre l' espropriazione del bene e la sua vendita forzata. In caso di insolvenza il creditore potrà chiedere alla magistratura di procedere alla vendita forzata del bene, per rientrare in possesso di quanto gli spetta. Ma gli sarà impedito di diventarne proprietario in compensazione del credito. L' ipoteca non fa perdere al debitore la disponibilità ed il godimento dell'immobile, inoltre è fornita del diritto di sequela, il che vuol dire che grava sul bene anche quando esso cambia proprietario.
Fino al 2 aprile 2007 per cancellare l' ipoteca sulla casa era necessario un atto notarile, chiamato "atto di assenso alla cancellazione di ipoteca". Le spese del notaio erano a carico del debitore. Inoltre anche la banca richiedeva un contributo per l' intervento del proprio procuratore. Ora le nuove norme hanno previsto che l' ipoteca iscritta a garanzia di un mutuo si estingue automaticamente e senza spese per il cliente nel momento in cui viene estinto il mutuo, con il pagamento dell' ultima rata. La banca è tenuta a rilasciare al cliente una quitanza che attesta la data di estinzione del mutuo e a comunicare, con una procedura telematica standard, entro 30 giorni dal pagamento dell' ultima rata, l' avvenuto rimborso del prestito alla Conservatoria dei registri immobiliari che provvederà automaticamente alla cancellazione dell' ipoteca. Leggi tutto...
Azioni ordinarie, risparmio e privilegiate
Nelle Società per Azioni, Spa, il capitale sociale è diviso in azioni. L’ azione è quindi un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società. Il valore complessivo delle azioni di una società è detto capitalizzazione. Le azioni, dematerializzate negli anni 80, vengono scambiate sui mercati telematici azionari del mondo. Per comprare o vendere i titoli dematerializzati e' indispensabile possedere un dossier titoli, mentre un tempo bisognava andare in banca a comprare o vendere le azioni, adesso grazie al trading online, si può fare questo a casa tramite internet. Grazie a commissioni inferiori e facilità di utilizzo, il trading online si stà diffondendo rapidamente.
Le azioni danno diritto a percepire un dividendo variabile in relazione all’ utile conseguito dall’ impresa. L’azione è quindi un titolo che non garantisce la restituzione del capitale investito o un rendimento minimo. Il rendimento varia a seconda dell’ apprezzamento del titolo o dei dividendi staccati; può essere elevato ma, può anche portare alla perdita completa del capitale. Il rendimento, nel caso in cui sia positivo, è al lordo delle ritenute fiscali che ammontano nelle operazioni di trading al 12,5 % del capital gain, cioè del guadagno ottenuto con la compravendita dell' azione e l' incasso del dividendo. Ripeto: Le ritenute fiscali vengono applicate esclusivamente sull' utile realizzato con l' incasso del dividendo o con l' operazione di trading.
Esistono diverse tipologie di azioni. All’ interno di ciascuna categoria le azioni sono uguali e offrono uguali diritti. Quali sono le differenze tra azioni ordinarie, risparmio e privilegiate?
Le azioni ordinarie assegnano diritti societari e amministrativi, come quello di voto e di nomina nell’ assemblea ordinaria e straordinaria, e diritti patrimoniali, come il diritto a una quota dell’utile e a una corrispondente quota di partecipazione in casi di aumenti di capitale o di eventuale ricavo della liquidazione.
Le azioni privilegiate priv, sono azioni che assicurano all’azionista la precedenza nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale all’atto dello scioglimento della società. In compenso le azioni privilegiate subiscono delle limitazioni nel diritto di voto, che è precluso nelle assemblee ordinarie, mentre è concesso in quelle straordinarie.
Le azioni di risparmio risp, sono prive del diritto di voto nelle assemble ordinarie e straordinarie, ma privilegiate nella distribuzione del dividendo. Le azioni risparmio danno diritto a ricevere un dividendo minimo garantito e maggiorato rispetto a quello ricevuto dai titolari di azioni ordinarie, fino ad almeno il 5% del valore nominale delle azioni stesse. Solitamente sono destinate ai piccoli risparmiatori che cercano più il rendimento dell’investimento che l’esercizio del diritto di voto.
Cos' è un Etf ? Quali i vantaggi ?
Gli Exchange Traded Fund, ETF, sono dei fondi di investimento indicizzati, in altre parole lo scopo di tali fondi è quello di replicare un indice di mercato azionario, obbligazionario o delle commodity. Questi fondi indicizzati puntano ad assicurare gli stessi rendimenti dell’ indice benchmark di riferimento. La loro peculiarità consiste nel racchiudere, in un unico strumento finanziario, la trasparenza e la flessibilità di un titolo azionario, e l' elevata diversificazione ottenibile attraverso un investimento in un fondo comune.
Come le azioni così è possibile, in ogni momento della seduta di borsa, comprare o vendere azioni di un ETF al prezzo corrente di mercato. Un vantaggio degli Etf rispetto ad un fondo di investimento è quindi una maggiore trasparenza, in quanto permettono di monitorare costantemente il loro andamento, a differenza dei fondi di investimento il cui valore viene fissato a fine giornata.
La possibilità di operare in modo diretto sul mercato permette, inoltre, di ridurre al minimo i tempi intercorrenti tra la decisione di investimento e l'effettiva realizzazione dell' acquisto. Proprietà questa tanto più apprezzabile in situazioni estreme di mercato in cui l' impossibilità di operare in modo rapido può tradursi in perdite di denaro od opportunità di guadagno.
Gli ETF sono quotati sul Mercato ETFplus di Borsa Italiana, attualmente in Italia sono 246 e permettono di operare su di un’ ampia scelta di strumenti azionari ed obbligazionari, riferiti a diverse aree geografiche. La negoziazione degli Etf è continua, senza aste, dalle 09:05 fino alle 17:25. Il lotto minimo di negoziazione è pari a 1 azione o quota di ETF.
Per quello che riguarda le commissioni di gestione, diversamente dagli hedge fund, gli ETF sono caratterizzati da basse commissioni annue. Queste sono trattenute ogni giorno dal gestore dell’ETF, così che i prezzi sul mercato Etf siano già al netto delle commissioni di gstione; l’ investitore non deve quindi pagare nessuna quota annua.
La valuta di negoziazione e liquidazione per tutti gli Etf negoziati sul mercato italiano è l' euro. I dividendi che l’ ETF incassa a fronte delle azioni detenute nel proprio patrimonio, a seconda delle regole che il gestore indica, vengono distribuiti periodicamente agli investitori oppure capitalizzati nel patrimonio dell’ ETF stesso.
Quali sono i rischi di investire sugli Etf?
Nel caso in cui l’ ETF abbia come benchmark un indice estero l' investimento è esposto al rischio cambio. Oltre a questo vi è ovviamente il rischio, per tutti gli Etf, che le azioni, le obbligazioni e gli altri strumenti in cui è investito il patrimonio dell' Exchange Traded Fund perdano valore. Non sono invece esposti ad un rischio di insolvenza neppure nel caso in cui le società che li gestiscono risultino insolventi, perché gli ETF quotati su Borsa Italiana sono o Fondi Comuni di Investimento oppure Sicav che hanno un patrimonio a sè.
La liquidità del mercato degli ETF, cioè la facilità con la quale è possibile aprire o chiudere una posizione, è ottima sugli Etf più scambiati e buona nel complesso. La liquidità è un aspetto importante quando si scelgie tra due diversi Etf, poichè nonostante questa sia assicurata da uno Specialist con obblighi di quotazione in continua, spread massimo bid-ask e quantità minima esposta, ci sono alcuni Etf poco liquidi in cui l' investimento diventa più rischioso.
L’ ETF può essere utilizzato per un investimento di medio lungo termine, per trading intraday o per la vendita allo scoperto, lo short che sugli etf non è proibito. La possibilità di diversificare il portafoglio e i bassi costi di gestione fanno si che l’ ETF sia adatto anche ad un piano di accumulo attraverso versamenti periodici, anche di piccola entità.
Cos'è la deflazione? Come combatterla?
Il pericolo deflazione. La crescita della domanda di denaro si sta accompagnando ad un collasso di investimenti e consumi che gela l’economia. Le aziende, oltre alla difficoltà di onorare i propri debiti, devono diminuire la produzione per fronteggiare il calo dei compratori. E’ la lotta alla deflazione la sfida che le autorità centrali hanno di fronte. I consumi stanno già calando. I prezzi delle commodity sono scesi drasticamente e altrettanto accadrà per i prezzi di beni e servizi. Il fondo monetario internazionale ha previsto che nel 2009, dopo 70 anni, i Paesi più importanti del mondo si troveranno in una condizione di deflazione.
Ma cos'è la deflazione? Non è banalmente il contrario dell' inflazione? La deflazione è un fenomeno macroeconomico che consiste in un calo generalizzato dei prezzi. Essa può essere positiva se è dovuta da un' abbondanza di offerta, ma è sicuramente negativa quando è dovuta ad un calo della domanda. La deflazione quindi non è semplicemente il contrario dell' inflazione. Di fronte alla prospettiva di prezzi che continuano a calare, i consumatori rinviano gli acquisti, contando di comprarli successivamente ad un prezzo inferiore. Dietro ai prezzi che scendono ci sono soldi che ristagnano, imprese che chiudono, progetti di sviluppo che vengono accantonati, programmi aziendali archiviati.
Mentre l' inflazione penalizza i creditori e riduce i debiti, la deflazione rende questi debiti più pesanti perchè il debitore deve restituire una somma superiore a quella presa in prestito, perchè con i prezzi più bassi si comprano più beni e servizi di prima. Oltretutto mentre le terapie per combattere l' inflazione e raffreddare i prezzi abbondano, i rimedi contro la deflazione sono molto più difficili e incerti. I vecchi economisti infatti usavano definire la politica monetaria come una corda: la puoi tirare ma non spingere. Nemmeno dando il denaro gratuito, con tassi di riferimento nettamente inferiori all' inflazione, si è sicuri che qualcuno lo voglia prendere in prestito, come è accaduto in Giappone tra il 2000 e 2006, quando la Banca Centrale fu costretta a fissare un tasso d'interesse allo 0%, per favorire la circolazione di liquidità.
Le opportunità offerte dalla deflazione
Il rischio deflazione, che come detto costringe le Banche Centrali ad abbassare il costo del denaro, può presentarsi anche come un' opportunità per stipulare un mutuo a tasso fisso a scadenza medio lunga per chi non ha problemi di liquidità. Infatti proprio perchè i tassi di riferimento sono molto bassi si riescono ad ottenere Tan e Taeg decisamente convenienti. L' importante è scegliere il tasso fisso in modo da bloccare per sempre un interesse molto basso, senza cadere nel tranello del tasso variaile. Ad un primo sguardo quest' ultimo potrebbe sembrare più conveniente, ma una volta terminato il periodo deflattivo i tassi e le rate ricomincerebbero a correre.
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Come sconfiggere la deflazione?
Secondo Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fmi, ci vuole un cordinamento internazionale delle politiche economiche e fiscali. Tutti i paesi avanzati dovrebbero allentare il peso del fisco, così da sostenere i consumi privati, ciò non vuol dire allentare le imposte in egual misura in tutti i paesi ma diminuirle nello stesso periodo, facendo sempre attenzione a non causare l' effetto opposto, l' inflazione.
E' il momento di investire? Occhio al Price/Earning
Secondo alcuni Piazza Affari e il Dax sarebbero un occasione per investire. Ad affermarlo è StarCapital, secondo i loro calcoli sul rapporto prezzo/utile decennale, Dax e Piazza Affari sarebbero sottocapitalizzate. Aspettare o comprare a mani basse? Secondo Warren Buffet, il miliardario guru della finanza, il pessimismo dei mercati è esagerato e a questi livelli le azioni inizino ad essere interessanti. Ma perchè comprare ora? Questa è stata la risposta: "seguo una regola molto semplice, fai il coniglio quando tutti sono presi dall' avidità e fai l' avido quando tutti hanno paura".
Nessuno può però sapere se i mercati scenderanno ancora, nemmeno Buffet, che ha scritto sul New York Time di non aver idea di dove siano dirette le Borse. Per avere un' idea della fase in cui si trovano i mercati Robert Shiller, economista dell' università di Yale, pensò di dividere il prezzo delle azioni per la media degli ultimi dieci anni dei profitti aziendali. Questo indicatore prende il nome di P/E 10, cioè il rapporto prezzo/utile pari a dieci, utile per orientarsi tra cali e rialzi. Analizzando il mercato americano negli ultimi 130 anni, Shiller calcola che la media del rapporto prezzo/utile decennale è pari a 16. Questa è scesa sotto 10 punti in fasi di recessione come nella Grande depressione, mente ha superato 30 durante gli eccessi della bolla di internet nel 2001 quando arrivò a quota 40.
Quant' è adesso il P/E 10 di Wall Street?
Attualmente l' indicatore ha raggiunto 14 punti, secondo questo metodo la borsa americana si troverebbe ancora in zona neutrale con la possibilità di scendere ancora. Questo metodo può però essere usato su tutte le borse del mondo, cosa che ha fatto Norber Keimling, analista di StarCapital. Secondo Keimling le occasioni sono in Europa, e precisamente in Italia a Piazza Affari e in Germania. Le due piazze hanno infatti un P/E vicino a 10.
Piazza Affari 9,8 P/E 10. Tra i settori più sottovalutati nel listino italiano ci sono le banche e le assicurazioni, mentre in controtendenza i titoli alimentari e farmaceutici.
Dax 11,1 P/E 10. Anche nel listino di francoforte troviamo tra i settori più a sconto le banche e le assicurazioni, seguite però anche da energie rinnovabili e costruzioni. Sono sopravvalutati invece i settori alimentari e telecomunicazioni.
Riassumendo il metodo Shiller del P/E 10.
Questo indicatore si basa soprattutto sui fondamentali dell' azienda. Nel lungo periodo l' andamento delle quotazioni è determinato dall' andamento degli utili societari: se questi salgono, saliranno anche i valori dei titoli in Borsa. E' quidni utile guardare al rapporto tra il prezzo dell' azione e l' utile per azione della società. Questo parametro il price/earning, P/E, ha però il grosso limite di fotografare la situaizone dell' azienda per un solo anno. Per migliorare l' indicatore Shiller divide il prezzo del titolo per la media dei profitti degli ultimi 10 anni depurati dall' inflazione. La media di questo indicatore a Wall Steet negli ultimi 100 anni è stata di 16 punti.
Come funziona il Price/Earnings?
- Un P/E = 10, sta a significare che il titolo quota 10 volte gli utili, vale a dire che l’utile per azione EPS = 10,00% del prezzo;
- Un P/E = 20, il titolo quota 20 volte gli utili, vale a dire che l’utile per azione è 5,00% del prezzo;
- Un P/E = 25, il titolo quota 25 volte gli utili, vale a dire che EPS = 4,00% del prezzo;
La convenienza di un titolo quindi cresce al diminuire del P/E. Da notare però che le percentuali non rappresentano il rendimento degli utili distribuiti agli azionisti ( Yield ) sotto forma di dividendo, ma solo la percentuale degli utili netti per azione rispetto al prezzo.
Non esiste una formula matematica in grado di calcolare il giusto rapporto P/E. Come tutti i fondamentali, il Price Earning non può essere valutato isolatamente, ma va confrontato con il P/E medio delle società concorrenti e con quello medio del mercato.
Inoltre per valutare se il rapporto P/E è alto o basso bisogna far riferimento ai tassi di interesse correnti. Un punto di riferimento, per quanto riguarda i tassi di interesse, lo troviamo nel rendimento dei Buoni del Tesoro con scadenza decennale.
Poichè il rischio positivo o negativo di un investimento azionario è molto più grande rispetto a quello in Buoni del Tesoro, tale tasso servirà soltanto come Benchmark (paragone) per valutare il Price Earning. Per semplificare, possiamo dire che con un rendimento dei Buoni del Tesoro decennali del 5% un P/E = 5, cioè un utile per azione pari al 20% del prezzo, è sicuramente un segno che nell’ immediato futuro potrebbero esserci dei problemi, mentre un P/E = 50 potrebbe rappresentare un segnale di fiducia nelle prospettive di crescita future.
Cos' è il panic selling?
Di panic selling si sente spesso parlare quando tornati a casa vediamo gli indici di borsa che hanno perso il 10%.
Ma cos' è veramente il panic selling?
Se domattina tutti noi andassimo in banca, poco importa che si tratti di Unicredit o Intesa Sanpaolo, e chiedessimo di ritirare subito, in contanti, tutti i nostri soldi, cosa accadrebbe? La nostra banca, per solida che fosse, nonostante abbia i conti positivi, grazie anche alla modifica dei principi contabili Ias39, non riuscirebbe ad accontentare tutti. In alternativa per trovare i contanti per liquidare tutti i conti, dovrebbe vendere i titoli nei quali ha investito i nostri soldi. Il problema è che dovrebbe venderne così tanti da far crollare il prezzo di quelle azioni, e noi porteremmo a casa la metà del valore depositato, a dire tanto. Questo è il famoso panic selling, termine inglese che indica una vendita a tutti i costi di azioni o obbligazioni.
Ecco il pericolo, ecco il fenomeno disastroso che i banchieri più avveduti temono: il “panic-selling”, le vendite parossistiche, quelle del “si salvi chi può”. Così come accadde nella crisi del 1929. La corsa agli sportelli, quella di qualche mese fa a Londra, quando si seppe che la Northern Rock stava per fallire e tutti i correntisti si precipitarono alle filiali per ritirare i quattrini, finendo col trovarle chiuse fino a quando il Tesoro britannico non intervenne a tappare il buco con milioni di sterline.
Chi conosce la realtà del mercato finanziario non giustifica, nonostante la crisi, questa possibile corsa alla liquidazione dei titoli e al recupero dei contanti, dato che chi ci provasse oggi ne uscirebbe con forti perdite. Lasciarsi prendere dal panico ora significa solo nuocere ai propri interessi. Questo perchè il prezzo di ogni bene è dato dall’equilibrio tra domanda e offerta. Non c’è nessun valore “vero” in assoluto; durante la guerra la polvere di piselli valeva quanto l’oro, perché mangiarla poteva significare salvarsi la vita mentre un lingotto non era commestibile. Chiaro. Ma cosa c’entra con la crisi dei mercati?
C’entra. Noi sappiamo che i più importanti nomi della finanza americana hanno spacciato nel mondo una “bolla” di titoli-spazzatura che ha oggi un valore nominale pari a quasi 600 mila miliardi di dollari, 15 volte il Pil del pianeta.
Inoltre il debito privato accumulato dalle banche americane emmettendo questi titoli spazzatura è stato fatto comprare a milioni e milioni di investitori, dal signor Rossi al comune di Milano, ignari della loro pessima qualità. Ora se anche solo uno di questi investitori su quindici rivolesse indietro i suoi soldi oggi, nessuno potrebbe mai ripagarlo, perché nessuno troverebbe danaro pari al Pil annuale del mondo. Se invece nessuno vende, col tempo anche quella mostruosa sproporzione tra economia reale (il Pil del mondo) e valore nominale dei titoli in circolazione tenderà a ridimensionarsi e soprattutto chi venderà i suoi titoli sarà compensato da nuovi acquirenti.
Che fare, quindi? Stare fermi. La percentuale, anche indiretta, di contaminazione del nostro sistema finanziario dai virus dei derivati americani è davvero minima. Ma attenzione: tutti corrono un rischio gravissimo di impoverimento se, anziché tranquillizzarsi e attendere che passi la tempesta, i risparmiatori scaraventeranno sul mercato i loro risparmi, titoli buoni con titoli meno buoni. Forse a venderli riusciranno: ma sarà una svendita. Appunto, il “panic selling”.
Oltretutto se la banca fallisce cosa succede?
In italia la liquidità in giacenza sul conto corrente è tutelata fino a 103 mila euro per nominativo, se avete un conto cointestato quindi la cifra raddoppia, grazie al Fondo di garanzia interbancario. Una cifra alta, che ha permesso all' Italia di posizionarsi fra i paesi più "garantisti", anche se recentemente è stata superata da altri paesi come l' Irlanda, che hanno dovuto correre ai ripari per evitare il panico tra i risparmiatori.
E' doveroso però chiedersi cosa succede se, concretamente, una banca ha una crisi di liquidità e non è più in grado di restituire, a semplice richiesta, i depositi dei suoi correntisti. Concretamente solo il 20% dei 103 mila euro deve essere messa a disposizione dal Fondo interbancario entro 3 mesi. I mesi possono arrivare a 9, nel caso di situazioni eccezzionali e previa autorizzazione da parte della Banca D'Italia.
Il resto, ovvero l'80 % dei 103 mila euro, viene liquidato solo quando comincia la liquidazione della banca, con tempi che quindi si allungano. Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ha liquidità disponibile, una volta termina questa liquidità di fatto il fondo di garanzia cesserà di esistere. Ma quanto è grande questa liquidità?
Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate, cioè dell'intero sistema bancario. Per esaurire la liquidità quindi è sufficente che falliscano una o più banche i cui conti correnti corrispondano a più dello 0.8% di tutti i conti correnti italiani.
Un motivo in più quindi per starsene buoni, senza correre in banca a scatenare il panic selling.
Cosa sono Tan e Taeg in un finanziamento?
Ogni volta che chiediamo un prestito, che sia un mutuo per la casa, un finanziamento per l' auto, un prestito personale ci troviamo di fronte a Tan e Taeg. Li sentiamo spesso, ma a volte non sappiamo nemmeno cosa siano di preciso; facciamo ora un pò di chiarezza. Il Tan è il tasso annuo nominale, mente il Taeg è il tasso annuo effettivo globale. Tutti e due sono tassi sul credito espressi in percentuale, ma che differenza c'è tra i due?
La differenza tra TAN e TAEG è che il primo indica l'interesse annuo che la banca applica al mutuo, il secondo, il Taeg, include nel calcolo tutti gli oneri accessori come le spese di istruttoria della pratica, le spese di incasso rata, i costi legati alle assicurazioni obbligatorie. La presenza di questi oneri può far cambiare, di molto, il tasso dell'operazione, ovvero quello che, in concreto, ciascuno andrà a pagare alla società o alla banca che gli ha concesso il finanziamento.
Quindi ripeto, il costo complessivo del finanziamento per il cliente è espresso dal TAEG. E' su questo tasso che dobbiamo porre maggiore interesse e basare le nostre scelte quando scegliamo tra un mutuo e l'altro; dato che è inutile pagare un tasso annuo nominale basso, se poi dobbiamo pagare un sacco di oneri accessori. L' inutilità del tasso annuo nominale si comprende bene con il prestito a tasso zero di qui parleremo dopo.
Ora che è nota la differenza tra i due è facile capire perchè quasi tutte le offerte di finanziamento che vengono presentate da società e banche sono espresse con il TAN, così che ad un consumatore meno attento potrebbe sembrare più economico. Per difendere il consumatore è stata allora emanata una legge che obbliga società e banche a scrivere accanto al Tan il Taeg, anche se a volte lo trovate in basso alla comunicazione o al volantino, scritto in caratteri spesso microscopici.
Pensi di aver capito come funzionano Tan e Taeg?
Prova a fare due diversi preventivi online gratuiti, qual' è il più conveniente?
I prestiti a tasso zero? Non esistono
I prestiti a tasso zero sono spesso pubblicizzati nelle offerte di credito al consumo per l'acquisto di un bene come ad esempio mobili, telefonini, auto, elettrodomestici o computers. Spesso, in questa tipologia di finanziamenti, nonostante il tasso reale al cliente indicato sul contratto sia zero, gli interessi vengono pagati all'interno del bene acquistato che viene appositamente maggiorato di un dato spread.
Anche nel caso di prestiti personali, cessioni del quinto stipendio o finanziamenti agevolati, il tasso può variare da una finanziaria all'altra ma mai scendere sotto una certa soglia minima, che tra le banche è definito dal tasso interbancario.
In altri casi quando si acquista un bene con un prestito a tasso zero, vi sono comunque delle spese accessorie da sostenere. Ecco spiegato l'arcano, il tasso annuo nominale risulterà zero, ma non certo il reale costo del finanziamento, espresso dal Taeg.
Trading online
Il trading online (detto anche TOL) è la compravendita di strumenti finanziari tramite internet. Sviluppatosi con l'avvento di internet, il trading online sta riscuotendo sempre più successo in italia e nel mondo, e sopratutto negli ultimi mesi dove il crollo dei mercati azionari e l'alta volatilità ha spinto sempre più risparmiatori a fare da soli, diffidando di banche e fondi di investimento.
Dov'è nato il trading online?
L'attività di trading online si è sviluppata negli USA a metà degli anni 80, allora il costo medio delle transazioni era ancora elevato e abbiamo dovuto aspettare gli anni 90 per veder decollare il mercato. Il trading online è arrivato in Italia solo nel 1999, quando il "Nuovo Regolamento Consob di attivazione del Testo Unico dei mercati finanziari" ne ha regolamentato gli aspetti.Il trading online consente l'acquisto e la vendità on line di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, future, titoli di stato, ecc... I vantaggi nell'uso di servizi di trading online sono i minori costi di commissione richiesti all'investitore e la possibilità di quest'ultimo di potersi informare bene sull'andamento di un particolare titolo o della borsa in generale (la visualizzazione di grafici e informazioni utili sui titoli) per effettuare le giuste scelte d’investimento.
Il trading online comprende vari modi di operare da parte degli investitori, in base all'orizzonte temporale si avrà lo scalping, ovvero l'apertura e la chiusura di posizioni su vari di prodotti finanziari (nella maggior parte dei casi azioni) in un brevissimo arco temporale, dell'ordine di qualche minuto, i day trader coloro che operano con un orizzonte temporale giornaliero, gli open trader che entrano nel mercato nella fase "random".
Cosa mi serve per il trading online?
Per fare trading online, oltre che al pc e ad una connessione internet, c'è bisogno di un broker. I broker si occupano di eseguire sul mercato gli ordini di acquisto e vendita per conto degli investitori, oltre a questo possono fornire altri servizi, come ad esempio la leva finanziaria o lo short selling.
Tra i più conosciuti broker per il trading online ci sono Fineco, Directa, Intesatrade, Iwbank e Banca Sella. Leggi il confronto tra Fineco e Directa.
La Grande Depressione - Cos'è?
La grande depressione, detta anche crisi del 1929, grande crisi o crollo di Wall Street, fu una drammatica crisi economica che sconvolse l'economia mondiale alla fine degli anni venti, con gravi ripercussioni durante i primi anni del decennio successivo. L'inizio della grande depressione è associato con la crisi del New York Stock Exchange (borsa di Wall Street) avvenuta il 24 ottobre del 1929, il giovedì nero, a cui fece seguito il definitivo crollo della borsa valori del 29 ottobre (martedì nero).
La depressione ebbe effetti devastanti sia nei paesi industrializzati, sia in quelli esportatori di materie prime. Il commercio internazionale diminuì considerevolmente, così come i redditi delle persone, il gettito fiscale, i prezzi e i profitti. Le maggiori città di tutto il mondo furono duramente colpite, in special modo quelle che basavano la loro economia sull'industria pesante. Il settore edilizio subì un brusco arresto in molti paesi. Le aree agricole e rurali soffrirono considerevolmente in conseguenza di un crollo dei prezzi fra il 40 e il 60%. Le zone minerarie e forestali furono tra le più colpite, a causa della forte diminuzione della domanda e delle ridotte alternative d'impiego. Milioni di persone persero il lavoro.
La crisi negli USA
Dopo la Grande Guerra gli Stati Uniti conobbero un periodo di prosperità e progresso trainata soprattutto dal settore automobilistico, che a sua volta aveva trascinato con sé altri settori come quello metallurgico, la gomma, il settore petrolifero, i trasporti e quello edile. Sembrava essersi innescato un circolo virtuoso: l'alta produttività permetteva di mantenere inalterati i salari e i prezzi dei prodotti sul mercato. Questo favoriva quindi gli investimenti che permettevano a loro volta di aumentare la produttività. Tuttavia agli investimenti ed al continuo aumento della produttività, non corrispose una proporzionata crescita del potere d'acquisto, le aziende continuavano sì a produrre ma avevano già da tempo i magazzini pieni di merce invenduta. Nei primi anni dopo il primo conflitto mondiale, lo sviluppo era stato infatti sostenuto dai risparmi accumulati negli anni della guerra e dai bassi tassi d'interesse.
Un altro sintomo era la pessima ripartizione del reddito, concentrato in un piccolo numero di persone: un terzo dell’intero reddito era infatti nelle mani del 5% della popolazione, tale concentrazione faceva sì che l’economia dipendesse dalle loro decisioni.
Una terza contraddizione interna all'economia americana era rappresentata dal sistema finanziario. Non furono posti limiti alle attività speculative delle banche e della borsa, dovute alla volontà da parte degli acquirenti di detenere titoli, non tanto per ottenere dividendi, cioè l’importo distribuito dalla società agli azionisti alla fine di un esercizio contabile, a titolo di remunerazione del capitale investito, quanto per aumentare il proprio capitale. Si comperava per rivendere, senza preoccuparsi della qualità dei titoli: all'aumento della domanda dei titoli si accompagnò quella delle quotazioni. A tutto questo va aggiunta la responsabilità degli uomini d'affari, rappresentanti di holding (società che detiene partecipazioni azionarie (di controllo o comunque rilevanti) in altre aziende, tali da controllarne le attività), che detenevano portafogli d'azioni e avevano interesse affinché il valore dei titoli aumentasse.
Questi uomini effettuavano dichiarazioni ottimistiche e spingevano i risparmiatori all'acquisto di titoli. L'aumento del valore delle azioni industriali, dal ’21 al ‘29 il valore delle azioni era quintuplicato, però, non corrispondeva ad un effettivo aumento della produzione e della vendita di beni tanto che, dopo essere cresciuto artificiosamente per via della speculazione economica, diffusasi a tutti i livelli in quegli anni, scese rapidamente e costrinse i possessori a una massiccia vendita, che provocò il crollo della borsa.
Le azioni infatti erano acquistabili dietro anticipo del 10% del loro valore al broker. Molti speculatori prendevano a prestito denaro dalle banche per acquistare azioni in grande quantità e creare un rialzo artificioso e subito rivenderle con plusvalenza. L'anticipo del 10% consentiva un effetto leva, che moltiplicava per 10 volte la quantità di azioni acquistabili, che ora erano sufficienti a stimolare trend rialzisti. I guadagni venivano reinvestiti per ripetere il procedimento, creando trend rialzisti che potevano durare nel lungo periodo, ciò comportò una grande differenza tra il valore di borsa e il valore reale delle azioni, creando delle bolle speculative.
La caduta della borsa colpì soprattutto quel ceto di media borghesia che nel corso degli anni venti aveva sostenuto la domanda di beni di consumo e soprattutto aveva investito i proprio risparmi in borsa. La loro uscita dal mercato indeboliva, quindi, proprio le industrie produttrici di beni di consumo (come quello dell'auto). Queste industrie cessarono di commissionare materiali a quelle operanti negli altri settori, le quali dovettero ridurre il personale e ridurre i salari, provocando una contrazione anche nei settori dei beni di prima necessità (come quello agricolo).
La situazione era poi aggravata dalla stretta interconnessione che legava il settore industriale a quello bancario. Infatti nel momento in cui la borsa crollò, si diffuse un'ondata di panico devastante tra i piccoli risparmiatori i quali si precipitarono nelle banche nel tentativo di salvare il proprio denaro. Il ritiro del denaro dal mercato provocò una crisi di liquidità di ampie dimensioni e il fallimento di molte banche che trascinarono nella crisi le industrie nelle quali avevano investito. Molte di queste furono costrette a chiudere i battenti o a ridimensionarsi. I licenziamenti, operati dalle aziende in crisi, portarono ad una elevata diminuzione delle domande di lavoro, bloccando quasi completamente l'economia americana. La produzione industriale scese di quasi il 50% tra il 1929 e il 1932.
La crisi fuori dagli USA
La crisi economica si propagò rapidamente, a causa della fragilità del sistema economico internazionale, insita questa nell'eredità dei debiti di guerra. Alla fine del conflitto infatti Gran Bretagna, Francia e Italia si erano ritrovate debitrici con gli Stati Uniti di somme ingenti, che costringevano tutte e tre ad una politica di esportazioni molto aggressiva per procurarsi la valuta necessaria per pagare i debiti. Si era quindi fatta strada l'idea di adottare lo stesso espediente dell'indomani della guerra austro-prussiana, quando le riparazioni di guerra imposte alla Francia avevano permesso non solo di coprire il costo della guerra ma anche di consentire la ripresa economica. Perciò fu deciso di addebitare i costi bellici alla Germania.
L'industria tedesca, pur avendo grosse potenzialità, era uscita dalla guerra stremata. Da allora gli stessi paesi vincitori, soprattutto gli Stati Uniti, si erano resi conto della necessità di sostenere l'economia tedesca con ingenti finanziamenti, il piano Dawes. Questi finanziamenti avevano creato un curioso triangolo in cui la Germania usava gran parte di queste risorse per pagare i debiti a Gran Bretagna e Francia, e queste a loro volta usavano i capitali per pagare i propri debiti. Dunque questo sistema sarebbe sopravvissuto fin quando gli U.S.A. fossero stati in grado di esportare capitali in Germania.
La crisi colpì quindi tutti i paesi che avevano stretti rapporti finanziari con gli Stati Uniti e fece saltare il complesso e delicato sistema delle riparazioni di guerra. In tutti questi paesi si assistette ad un drastico calo della produzione seguito da diminuzione dei prezzi, crolli in borsa, fallimenti e chiusure di industrie e banche, aumento di disoccupati (12 milioni negli USA, 6 in Germania, 3 in Gran Bretagna).
In Germania la crisi, provocando milioni di disoccupati, fornì la base di consenso per portare il nazismo e Adolf Hitler al potere (1933).
Va notato che la crisi non colpì l'economia dell'URSS, la quale in quegli anni aveva inaugurato il suo primo Piano quinquennale con l'obiettivo di creare una base industriale moderna, ma non aveva alcun rapporto commerciale con gli Stati Uniti.
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La Grande Depressione - Il Giovedì Nero
La Grande Depressione - Curiosità
Dividendo, definizione
Cos'è il dividendo?
Per dividendo si intende quella parte di utili che una societa' decide di distribuire ai suoi azionsiti alla fine di ogni esercizio contabile, come remunerazione del capitale investito. E' l'assemblea degli azionisti, dopo l'approvazione del bilancio, che decide se distribuire o no il dividendo, l'assemblea degli azionisti può infatti decidere di non distribuire dividendo per poter reinvestire gli utili oppure per coprire perdite e debiti accumulati nelle gestioni precedenti. Allo stesso modo decide anche la percentuale di utili da distribuire e in quale modo darlo. Il dividendo infatti, oltre che cash, può essere distribuito anche sotto forma di nuove azioni ( stock dividend ).
Si parla di dividendo unitario per indicare il rapporto tra gli utili distribuiti e il numero di azioni in cui è diviso il capitale sociale. ogni azione dà diritto a riceve il dividendo unitario, quindi basterà moltiplicare il numero di azioni per il valore del dividendo per conoscere l'ammontare totale a cui uno ha diritto.
I dividendi sono pagati in genere annualmente per le società italiane e trimestralmente per quelle americane.
Come ottenere il dividendo.
Matura il diritto ad incassare il dividendo l'azionista che possiede l'azione prima dell' apertura del giorno in cui il titolo stacca la cedola (dividendo). Dal giorno in cui il titolo stacca il dividendo si dice che il titolo è quotato "ex-dividendo".
Facciamo un esempio: se il titolo Fiat stacca il dividendo lunedì 15, per aver diritto ad incassare il dividendo dovrò avere in portafoglio l'azione prima dell' apertura delle contrattazioni di lunedì 15, per questo per ottenere il dividendo dovrò comprare l'azione il giorno prima dello stacco, quindi venerdì 12, anche nel mercato after hour.
Nel giorno di pagamento il singolo azionista riceve materialmente l' importo corrispondente al dividendo staccato, per cui già all' apertura potranno essere messi in vendita i titoli posseduti mantenendo il diritto ad incassare il dividendo, in quanto il giorno dello stacco il titolo quoterà già ex dividendo.
Ripeto: Per avere diritto all'incasso del dividendo è necessario aver comprato le azioni almeno un giorno prima dello stacco, anche durante la borsa serale.
Il dividendo sarà accreditato, eventualmente al netto della ritenuta fiscale, in modo automatico sul proprio conto corrente con qualchegiorno di valuta dopo lo stacco, non dovrete in alcun modo fare richiesta dell' accredito alla vostra banca.
Coviene incassare il dividendo? Come viene tassato il dividendo?
Il giorno dello stacco del dividendo, i prezzi di riferimento di apertura sono corretti con la sottrazione del dividendo staccato; così come i titoli anche gli indici sono corretti per lo stacco del dividendo. Per questo potrebbe sembrare che il dividendo sia un elemento neutro, dato che il mercato sconta il valore dei dividendi in apertura, abbassando il valore dell'azione, ma il valore perso ritorna sul nostro conto tramite il dividendo che incassiamo.
Questo non è propriamente corretto, in parte perchè capita che il titolo dopo lo stacco continui a perdere valore, ma sopratutto perchè gli incassi da dividendi vengono tassati del 12,5% (in alternativa si può portare i dividendi incassati nella dichiarazione dei redditi) come fosse capital gain.
Quindi per coloro che hanno realizzato una minusvalenza, per non pagare tasse sul capital gain (dato che sono in perdita), potrebbe convenire vendere le azioni prima dello stacco e ricomprarle subito dopo. In tal caso non pagherebbero il 12.50% sul dividendo.
E' obbligatori distribuire dividendo?
Proprio perchè il dividendo è una parte dell'utile dell'azienda non viene distribuito obbligatoriamente. Una società può inoltre non distribuire dividendi allo scopo di autofinanziare un programma di espansione, oppure puo' decidere di distribuire in anticipo una parte del dividendo. Di solito il dividendo è maggiore per le azioni privilegiate rispetto a quelle ordinarie.
È importante il dividendo?
Dall'America dicono di no, visto che vi sono aziende che non hanno pagato dividendi per anni e vanno bene in borsa. Un esempio su tutti Microsoft che per anni non lo ha distribuito, remunerando gli azionisti con un apprezzamento delle azioni.
Cos'è il dividendo straordinario?
Il dividendo straordinario non corrisponde ad una quota degli utili realizzati nel corso dell' esercizio, ma riguarda le riserve di liquidità della società stessa.
Questa liquidità puo' derivare da accantonamenti precedenti, da dismissioni di rami dell' azienda, o da altre strategie societarie. Il dividendo straordinario non è soggetto ad imposizione fiscale.
I prossimi stacchi di dividendi:
Dividendi 24 novembre 2008:
Dividendi 2009:
La Grande Depressione - Curiosità
Torniamo a parlare della grande depressione, della crisi del 1929. Quella che vi propongo qui è una curiosità simpatica ma che fa pensare, quasi un indicatore della gravità della crisi.
Ci fu un tempo in cui l’umanità ridusse enormemente le emissioni di CO2, il colpevole dell’effetto-serra: fu proprio nella Grande Depressione del 1929.
Nel 1928, il biossido di carbonio (CO2) prodotto dalle industrie nel mondo ammontava a 1,1 miliardi di tonnellate. Nel 1929 salì a 1,7 miliardi. Poi il crollo di Wall Street. Nel 1932, l’emissione di CO2 dovuta alle industrie era scesa a 0,88 miliardi di tonnellate. Un calo del 30%. Dopo di che dal 1932, lentamente e in modo continuo la curva ricominciò a salire, così come, di pari passo, l'economia e le borse pian piano si ripresero.
L'aumento delle emissioni fu lentissimo, solo con la guerra e la successiva ricostruzione, verso il 1945-50, si tornò ai valori antecedenti al 1929, così come solo grazie alla II Guerra Mondiale l'economia e i mercati finanziari uscirono realmente dalla crisi, tornando ai levelli antecedenti al crollo di Wall Street del '29.
Il 30% in meno di emissioni di CO2: un calo enorme, molto maggiore di ciò che si possa sperare di raggiungere con le norme della convenzione di Kyoto. Molto più di quanto chiede, esige, l’ONU, o l’Inter-Governmental Panel on Climate Change.
Un calo del 30%. Dietro questa percentuale c’è la tragica paralisi della produzione e dei commerci industriali, la spaventosa riduzione dei consumi in Europa e in America.
Ci sono le fabbriche chiuse, le decine di milioni di disoccupati, i tempi durissimi per la massima parte della popolazione del pianeta.
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La Grande Depressione - Il Giovedì Nero
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La Grande Depressione - Il Giovedì Nero
Ecco un racconto dei giorni in cui si verificò il crollo della borsa di Wall Street nel 1929. Da cui ebbe inizio la Grande Depressione, la famosa crisi del '29. Questo che segue è il racconto di quello che avvenne in quel giovedì nero...
Da tempo i ranghi dei milionari si infittivano di giorno in giorno, e lo stile di vita dei nuovi ricchi diventava sempre più stravagante. Per alcuni i soldi erano come quelli del monopoli, per altri giocare in Borsa era come giocare a dadi.Un giovane avvocato racconta "non avevo nemmeno un soldo, mi feci prestare qualche somma dagli amici, ed ero pronto a far l'affare utilizzando il margin, quel sistema che permetteva di pagare soltanto il 10% del valore delle azioni acquistate.
Dopo pochi mesi giravo con in tasca un milione di dollari in contanti, sempre pronto a fare altri affari, o a comprarmi una macchina solo perchè alla sera finito il lavoro avevo perso il vaporetto per andare a casa".
Lui era avvocato, ma la stessa cosa fece il “liftman” (ascensorista) della Borsa. Lo racconta un agente di cambio -Stokes- "Non volle stare a guardare; iniziò a comprarmi qualche azione di Radio al mattino a 100 dollari e verso mezzogiorno le vendeva a 130. Così un giorno dopo l'altro, aumentando sempre di più il pacchetto, in pochi mesi era diventato milionario".
Poi c'erano nel "parco buoi" dei piccoli investitori (pensionati, casalinghe, studenti, apprendisti finanzieri, gente di ogni ceto sociale) che passavano la giornata in Borsa a seguire l'andamento dei titoli, come faceva il liftman.
Il 22 Ottobre, martedì, a inizio seduta, alcuni speculatori, allarmati, iniziarono a vendere. Intervenne allora Charles Mitchel, presidente della Federal Reserve, che con un gruppo di banchieri decise di intervenire per frenare il ribasso acquistando alcuni corposi pacchetti per sostenere i corsi. L'allarme a fine seduta sembrava cessato.
Ma la mattina dopo, il 23 ottobre, mercoledì, i primi a vendere furono alcuni operatori; quelli che operavano con i margin. Per non correre ulteriori rischi, cercavano di affrettarsi a incassare, correvano a vendere a rotta di collo per colmare l'enorme differenza che si andava creando di ora in ora fra il valore delle azioni comprate allo scoperto nei giorni precedenti (ancora da saldare) e la quotazione sempre più bassa del titolo che la telescrivente senza pietà registrava.
A fine seduta qualcuno già ci aveva rimesso le penne, e nemmeno un miracolo sarebbe riuscito a tappare tutti i buchi di quel grande colabrodo che loro stessi con tanta disinvoltura avevano creato. Fuori, pochi ancora sapevano del dramma che stava per compiersi. Ma la notizia iniziò a diffondersi, molti non dormirono la notte, la passarono a fare concitate telefonate (New York nel 1929 contava già 1.702.889 telefoni , 6 volte quelli dell'intera Italia). E chi possedeva azioni aveva anche il telefono! In quella notte diventò rovente.24 Ottobre, il Giovedì Nero. Prima dell'apertura la notizia si era ormai diffusa per tutta New York. Al mattino davanti alla Borsa si era radunata un gran rumorosa folla. Vera o falsa qualcuno sparse la voce che nella notte si erano già suicidati undici noti speculatori. Iniziò il panico, la ressa, il timore di restare con un pugno di mosche in mano.
Inizia il Panic Selling
"A metà mattinata c'era già il caos, dopo aver segnato un punto del non ritorno, si tocca il punto di collasso. Nell'aula della Borsa gli agenti cadevano in deliquio; altri uscivano dal palazzo urlando come presi da pazzia, mentre fuori, in Wall Street, la folla dei piccoli speculatori faceva ressa piangendo e gridando ad ogni notizia che segnava il polverizzarsi di patrimoni.
Il panico dei finanzieri era diventato isterismo e cupe tragedie spirituali seguivano alle tragedie materiali" (Il Corriere della Sera)
Il vocio di migliaia di persone davanti alla borsa era ormai diventato un chiasso assordante. Ma ad un tratto scese un silenzio tombale dall'alto, tutti si misero a guardare in su. Dal tetto di un palazzo di fronte di dieci piani, si sporgeva un uomo; un altro suicidio? Un'altra tragedia? Un altro agente rovinato? Attimi di gelo nelle vene. Ma era semplicemente un carpentiere che dal tetto dove lavorava si era affacciato per curiosità, nel sentire sotto tutto quel baccano.
Ma il brutto doveva ancora accadere. Il giovedì 24 era stato nero (ed è questo passato alla storia), ma è la giornata di martedì 29 ottobre che fu infausta, e a distanza di anni economisti premi Nobel come Paul Samuelson preferiscono datare il collasso della Borsa in questo giorno, e non il 24.
“State calmi. E' solo un vuoto d'aria”, dicevano i grandi banchieri mercoledì 23.
Ma dopo la mattinata nera del 24, anche essi cominciarono ad avere paura, i crediti rischiavano di essere inesigibili. Decisero così di intervenire. Negli uffici della Morgan Company, al numero 25 di Wall Street, alle 12 in punto, si riunirono i luminari del mondo bancario. La stampa era tutta in attesa fuori; poi il comunicato diffuso, assicurava che i banchieri avevano deciso di intervenire per riequilibrare il mercato "il cui ribasso –si diceva- è solo dovuto a condizioni tecniche".... "è solo un vuoto d'aria che ha incontrato il mercato".
Ma nessuno comunicò con quanto capitale i banchieri sarebbero intervenuti per salvare i corsi. C’erano solo voci contrastanti, chi parlava di 20-30 milioni di dollari, chi di 240 milioni.
Tuttavia la fiducia ricomparve quando teatralmente l’operatore (il remisier) della banca Morgan, Whitney (che tutti in borsa conoscevano) entrò spavaldo nel salone delle contrattazioni, e iniziò a piazzare ordini di acquisto nelle varie coirbelles. Contrariamente al regolamento degli operatori, platealmente fece ad ogni acquisto una sceneggiata, indicando senza riserbo i titoli e la quantità, in modo che tutti sentissero e vedessero.
La messinscena funzionò. Uscito Whitney, continuarono i suoi tori, i rialzisti, che calmarono le acque per qualche ora, ma alla chiusura del pomeriggio e anche il giorno dopo (venerdì 25) i salvataggi furono pochi e qualche milione di azioni trovarono altri "vuoti d'aria". Il sabato 26 mattina (allora si apriva il sabato, ma fino a mezzogiorno) la situazione era altrettanto inquieta anche se il New York Times, ribaltando il punto di vista dei giorni precedenti, scriveva "le nostre potenti banche sono pronte, ed impediranno il panico". A mezzogiorno la chiusura fu sotto l'insegna di una grande incertezza. Molti si chiesero se era stato obiettivo e sincero il N.Y. Times.
28 OTTOBRE, lunedì. Alla riapertura della Borsa proprio il N.Y. Times perse il 49%. Sembrò una beffa, aveva parlato bene dei salvatori e intanto questi lo lasciavano affogare in un mare di svendite, e non era il solo, infatti su tutto il salone era ripiombata la tempesta. Si riunirono nuovamente i "salvatori", ma l'esito dell'incontro fu disastroso. Per la Borsa, ma non per i grandi banchieri.
I "salvatori" buttano la spugna. I RISPARMIATORI? SI ARRANGINO
Il comunicato diffuso affermava che "non era loro compito sostenere i livelli dei prezzi" che "potevano contribuire a rendere ordinato lo svolgimento del mercato", e "assicurare che l'offerta trovi una controparte a un qualsiasi livello di prezzo". Liquidarono così la loro posizione.
Cioè il consorzio rinunciava a svolgere il compito che pochi giorni prima si era impegnato ad assolvere: di sostenere la quota azionaria. E si offriva, quando lo riteneva opportuno, di acquistare per quattro soldi i pacchi di titoli che più nessuno comprava ma che tutti vendevano, sempre più a meno.
Avevano così deciso i banchieri di non far salire le azioni, ma semmai di giocare al ribasso. Loro erano i primi a sapere che tutta la borsa era un pallone gonfiato, anche perchè l'aria per gonfiarla l'avevano fornita proprio loro.
29 OTTOBRE, martedì nero. I banchieri avevano cinicamente fatto bene i conti. Infatti alla riapertura le quotazioni iniziarono a scendere senza sosta, in poche ore alcuni titoli non valevano più nemmeno il costo della carta con la quale erano stati stampati.
"Al mattino erano state buttate sul mercato 3.260.000 azioni, alle ore 12 il numero era di 8 milioni, alle ore 13,30 era salito a 12.600.000, all'ora di chiusura venne stabilito il nuovo primato degli scambi: 16.380.000 azioni, che si assommavano a quelle del giovedì (15.000.000) e con quelle di venerdì e sabato, toccavano l'impressionante totale di 48.617.700 azioni". (Il Corriere della Sera)
Il consorzio di "salvataggio" scatenò così il naufragio collettivo. Il giorno più devastante nella storia del mercato azionario di New York . Segnò l'inizio della " grande depressione ". Gli Stati Uniti piombarono di colpo in una crisi senza precedenti.
A parte i risparmiatori (queste cifre sono controverse, vanno da 5 milioni a 20 milioni di malcapitati); iniziò la reazione a catena dei fallimenti di Società finanziaria, Istituti di credito, Investment trust (fondi d’investimento), aziende commerciali e industriali, piccoli e grandi commercianti, una strage che continuò per diversi anni. Milioni di persone non coinvolte pensarono che erano "cose da ricchi", non potevano certo supporre che le loro vite sarebbero state influenzate. Si sbagliavano, e di molto. Nel giro di qualche mese la crisi coinvolse tutti i settori, con riduzioni di posti di lavoro, di prezzi, chiusure improvvisa di banche, di fabbriche, di negozi, di servizi essenziali. E con la Borsa che continuò a fare altri tonfi.
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BoT e investimenti alternativi
Quando l'azionario fa paura e i fondi d'investimento non piacciono, tre perole ci vengono in mente: pochi, ma sicuri. Di questi tempi al risparmiatore che vuole gestire la propria liquidità non sembra poi importare molto altro. Non si spiegherebbe altrimenti la corsa all'acquisto dei BoT (buoni ordinari del tesoro), che stanno facendo il pieno di richieste fra la clientela retail.
Molto alto quindi l'interesse per i Bot, nonostante i rendimenti netti dei titoli di Stato, che complice il taglio dei tassi operato dalla BCE, sono scivolati sotto il 2% per la prima volta negli ultimi tre anni. Al risparmiatore tutto questo non interessa: l'importante è parcheggiare la liquidità in sicurezza e semplicità, due qualità che il BoT sembra racchiude perfettamente.
La rincorsa ai Buoni ordinari del Tesoro è tale che, i prodotti introdotti sul mercato dalle banche nel tentativo di intercettare flussi di liquidità, sempre più preziosa vista la crisi finanziaria, rischiano di finire in secondo piano. Strumenti in alcuni casi anche più efficienti e redditizi del BoT, come dimostra lo schema qui accanto, sui rendimenti ottenibili negli ultimi 12 mesi attraverso le diverse forme di impiego del denaro a breve termine. Da notare come solo gli Etf abbiano battuto l'inflazione.
Alternative ai BoT.
I pronti contro termine ( con un rendimento del 3,44%) e i conti online (3,35%) sono stati in grado di fare meglio del titolo di Stato (che pure ha portato nelle tasche del risparmiatore un guadagno del 3,16% al netto di ritenuta fiscale e commissioni di acquisto), ma soltanto a patto di vincolare il denaro in una delle diverse forme proposte. Il conto deposito puro e semplice, con o senza promozioni, resta indietro (anche se garantisce la disponibilità giornaliera delle somme versate), così come i fondi comuni di liquidità (2,41%) e i buoni fruttiferi postali (2,34%).
Per battere il BoT, insomma, è stato necessario tenere impegnato il denaro per un certo periodo, come lo stesso titolo di Stato richiede. In alternativa si sarebbe potuto acquistare uno dei «cloni» che replicano l'indice monetario EuroMts Eonia, un certificato d'investimento (3,4%) o un Etf (l'unico strumento, come detto, a superare anche l'inflazione di periodo, fissata al 3,5%) che da oltre un anno sono quotati a Piazza Affari e che, a conti fatti, hanno rappresentato il modo più efficiente per gestire la liquidità.
E per il prossimo futuro? L'incognita tassi
L'unica certezza è che vincolandosi a un BoT o a un Buono postale (che già hanno un tasso prefissato) non si riuscirà a spuntare neanche il 2% annuo netto, ma è il segno dei tempi. Vista l'attuale crisi economica e finanziaria, il costo del denaro è infatti destinato a scendere ulteriormente e con esso anche i rendimenti degli strumenti collegati in via più o meno diretta: dagli Etf e dai certificate fino a quei conti deposito il cui interesse è indicizzato alle mosse della Bce. Ma se il futuro riserva rendimenti più magri per gli strumenti di liquidità, i risparmiatori si potranno consolare con un allentamento della morsa dell'inflazione, che gli economisti pronosticano ormai prossima a tornare sotto il 2 per cento.
Cosa sono i BOT?
I Bot, Buoni Ordinari del Tesoro, sono titoli di Stato, denominati in euro e privi di cedole, il cui rendimento è dato dalla differenza tra il prezzo di sottoscrizione e il valor nominale di rimborso; sono emessi con scadenze su un orizzonte temporale breve di 3, 6 e 12 mesi. I Bot in sostanza rappresentano un debito a breve termine del Tesoro.
Cosa sono gli ETF?
Gli Exchange Traded Funds (sigla ETF, letteralmente "fondi indicizzati quotati") sono una particolare categoria di fondi, le cui quote sono negoziate in Borsa in tempo reale come semplici azioni. Gli Etf replicano passivamente la composizione di un indice di mercato (geografico, settoriale, azionario o obbligazionario) e di conseguenza anche il suo rendimento. Gli Etf si caratterizzano come una via di mezzo tra un azione e un fondo e consentono di sfruttare i punti di forza di entrambi gli strumenti. Così acquistando un Etf, è possibile realizzare la diversificazione e la riduzione dei rischi tipica di un fondo di investimento, scambiando le quote del fondo come una normale azione.
Di Bot ed ETF parleremo più approfonditamente nei prossimi post.
E ora spazio ai vostri commenti.
Covered Warrant, definizione
Cos'è un Covered Warrant (CW)?
Il Covered Warrant, che ha la forma di un titolo liberamente trasferibile, è un diritto di acquistare (call) o di vendere (put) un determinato sottostante ad un prezzo prefissato (strike price) entro un periodo concordato (warrant americano), oppure alla data di scadenza prefissata (warrant europeo). Ogni CW dà il diritto ad acquistare/vendere una quantità del sottostante pari al numero di CW per un multiplo determinato in fase di emissione, questo garantisce quindi un effetto leva. Ripeto: Il Coverd Warrant Call esprime il diritto ad acquistare il sottostante, mentre il Covered Warrant Put dà il diritto a vendere il sottostante allo strike price.
I CW rientrano nella categoria degli strumenti derivati, poiché “derivano” il loro valore dall’andamento del prezzo di una attività sottostante. Il sottostante di un covered warrant può consistere in azioni, indici di borsa, valute, titoli, tassi di interesse, materie prime, tutte insomma fortemente influenzate dalle variabili economiche come quotazioni, volatilità del mercato, tassi di interesse. Possono essere ammessi alla negoziazione solo se emessi da società soggette a vigilanza prudenziale da parte della Banca d’Italia, e quindi essenzialmente da banche. I Covered Warrant sono quotati e negoziati alla borsa italiana nel mercato dedicato, il SeDeX.
Perchè usare i Covered Warrants? A cosa servono?
I Covered Warrant si possono usare per trarre i maggiori vantaggi, grazie all'effetto leva, dai movimenti del sottostante, quindi per finalità prevalentemente di trading. In coerenza quindi con le aspettative di movimento del prezzo del sottostante si acquistano i due tipi diversi di Covered: acquisto di un Covered Warrant Call a fronte di aspettative di un rialzo del prezzo, e acquisto di un Covered Warrant Put se invece le attese sono per un calo del prezzo. Bisogna sempre essere consapevoli del maggiore grado di rischio a cui la titolarità di un Covered Warrant espone l’investitore rispetto all’investimento diretto ad esempio in azioni: infatti il valore del Covered Warrant amplifica sempre le oscillazioni di prezzo dell’attività a cui è legato (grazie e a causa del sopracitato effetto leva); questo può favorire grandi guadagni ma allo stesso tempo può provocare una perdita dell'intero capitale investito nel caso in cui il prezzo del sottostante sia inferiore allo strike price, questo è il caso dei CW Call, o nel caso in cui il prezzo sia superiore allo strike price, nel caso dei CW Call. Non si sfugge alla legge di proporzionalità diretta del rapporto rischio rendimenti.
I Covered Warrant possono essere usati non solo a fini puramente speculativi ma anche per proteggere il valore di singole azioni oppure di un portafoglio di titoli. Ad esempio se le aspettative sono di un ribasso generalizzato dei corsi delle azioni detenute in portafoglio un modo per proteggersi da questo rischio è quello di acquistare un Covered Warrant Put sull’indice di mercato: qualora infatti l’andamento negativo dei corsi delle azioni si verifichi lo strumento in questione acquisterà valore compensando le perdite registrate dal portafoglio. Bisogna infine fare molta attenzione ad altri due aspetti: il fattore volatilità del sottostante e l’effetto del trascorrere del tempo, il cosiddetto time decay. Se il sottostante è molto volatile e l’estinzione del Covered Warrant è lontana nel tempo, maggiori sono le probabilità che lo strumento in questione, sia esso call che put, possa avere a scadenza un importo di liquidazione positivo (in the money). Quindi alta volatilità e scadenza lontana comportano, a parità di altre condizioni, un prezzo da pagare per l’acquisto del Covered Warrant più alto. Di conseguenza può accadere che a parità di valore del sottostante il Covered Warrant perda valore in corrispondenza di una diminuzione delle aspettative di volatilità del sottostante o semplicemente perché trascorrono i giorni che mancano alla scadenza.
I vantaggi dei Covered Warrants
I termini da conoscere:
At the Money: definizione del covered warrant con valore corrente del sottostante esattamente uguale allo strike;
In the money: definizione del covered warrant call con valore corrente del sottostante superiore allo strike, e del covered warrant put con valore corrente del sottostante minore dello strike;
Out of the money: definizione del covered warrant call con valore del sottostante inferiore allo strike, e del covered warrant put con valore del sottostante superiore allo strike;
Multiplo: quantità del sottostante controllata da un singolo covered warrant, da cui deriva l'effetto leva;
Premio: prezzo da corrispondere per acquistare un covered warrant;
Strike Price: prezzo al quale è possibile esercitare il diritto di acquisto (call) o vendita (put);
Valore intrinseco: valore realizzabile in caso di esercizio immediato;
Valore temporale: la probabilità che cresca il valore del sottostante;
Volatilità: misurazione dell’intensità delle oscillazioni dei prezzi dell’attività sottostante.
La Guida ai Coverd Warrants non finisce quà, verrano pubblicati altri articoli in merito. In questa sezione trovate tutta la didattica, le cose che un investitore deve sapere e le guide di TradingMercati.